V’è la Cabala ashkenazita, con le sue ramificazioni massoniche, quale matrice ideologica e propulsiva del sionismo cristiano e della Evangelical Immigration Table: organismo di pressione politica che annovera, tra i propri principali sostenitori, le Assemblee di Dio, la più vasta organizzazione pentecostale a livello globale. Questo sodalizio si è distinto, negli ultimi decenni, per l’impegno tenace nel promuovere e finanziare la legalizzazione su vasta scala dei flussi migratori clandestini, dunque di fatto illegali, trasformando un fenomeno di natura sociopolitica in uno strumento funzionale a una precisa ingegneria culturale e religiosa.
A capo di questa fitta rete d’influenza troviamo il massone e sionista ashkenazita George Soros, egli stesso — come da molteplici analisi convergenti — strumento di un potere ancora più elevato, riconducibile alle tradizionali centrali gesuitiche e alle potenti famiglie sioniste ashkenazite: Rockefeller, Rothschild, Warburg, Sasson e altri esponenti storici dell’oligarchia internazionale.
È precisamente questa Cabala ashkenazita, potente e capillare, a esercitare un dominio occulto sulle Chiese evangeliche mondiali, incluse quelle correnti più recenti e moderniste che si autodefiniscono «movimenti di Riforma apostolica», sotto la guida di pseudo-apostoli e pseudo-profeti. L’intento è chiaro: plasmare gradualmente le coscienze collettive affinché accolgano, quasi senza avvedersene, la dottrina dell’«Uno-dio», di cui parlò esplicitamente l’ex Gran Maestro del GOI Giuliano Di Bernardo, prefigurando un progetto religioso unico, funzionale a un disegno politico e spirituale di portata globale.
La ricerca che segue — la quale, per i non avvezzi a simili tematiche, potrà apparire ardua e persino “esoterica” nel senso originario del termine, ossia riservata e specialistica — disvela scenari di estrema gravità, coinvolgendo direttamente il mondo evangelico contemporaneo. A tal fine, si invitano i lettori a consultare con attenzione i collegamenti documentali riportati, al fine di acquisire una visione più chiara e organica della materia.
1. Il sionismo quale realtà anti-ebraica e anti-cristiana
Secondo quanto riportato dall’Encyclopaedia Britannica, circa l’ottanta per cento degli ebrei odierni appartiene al ceppo ashkenazita. Di conseguenza, alla luce della genealogia biblica, essi non possono essere considerati semiti, poiché discendono da Iafet e non da Sem (Genesi 10,3); ciò implica che, neppure «secondo la carne», possono essere qualificati come discendenti di Abramo (QUI)
Sul piano religioso, i sionisti ashkenaziti sono i promotori e fondatori del talmudismo (QUI), (QUI) e (QUI),
ossia di una tradizione rabbinica post-biblica e tardiva, che si discosta radicalmente dall’ebraismo veterotestamentario. Questa stessa corrente — spesso definita «Mafia cazara» — costituisce, in effetti, una realtà intrinsecamente anti-ebraica e anti-cristiana (QUI), (QUI), (QUI), (QUI) e (QUI).
Fu precisamente questa Kabbalah ashkenazita a introdurre e imporre il simbolo impropriamente denominato «Stella di Davide», privo di qualsiasi fondamento scritturale e privo di connessioni autentiche con il re Davide o con la tradizione biblica. In verità, tale segno veicola significati esoterici e astrologici di matrice occultistica (QUI) e (QUI).
Numerosi biblisti hanno inoltre ravvisato, nell’esagramma che campeggia sulla bandiera dello Stato d’Israele — formato da due triangoli intrecciati, uno ascendente e l’altro discendente — un richiamo evidente alla tenda di Moloc e alla stella del dio Refan, divinità idolatriche menzionate in Atti 7,43 (cfr. Amos 5,26), connesse a culti demoniaci e a pratiche rituali di sacrificio di bambini.
Nella clip che segue, un rabbino espone con singolare chiarezza come il sionismo moderno e lo Stato d’Israele, forgiato e imposto dai sionisti ashkenaziti — i quali si proclamano «Giudei» pur non essendolo — rappresentino precisamente ciò che l’Apocalisse di Giovanni definisce «sinagoga di Satana» (cfr. Apoc 2,9; 3,9).
Gli ashkenaziti, infatti, discendono da Iafet (Genesi 10,3) e non da Sem; di conseguenza non sono semiti, né tanto meno discendenti di Abramo. Si tratta, in termini genealogici e teologici, di falsi Ebrei, analogamente agli Idumei o Edomiti — discendenti di Esaù e non di Giacobbe — infiltratisi anch’essi nell’ebraismo già in epoche remote, alterandone la fisionomia spirituale e storica. (QUI), (QUI) e (QUI).
2. Il sionista ashkenazita George Soros
George Soros occupa una posizione di assoluto rilievo nel panorama finanziario e ideologico globale. È presidente del Soros Fund, fondatore dell’Open Society Foundations e del Quantum Group, nonché consigliere strategico di numerose iniziative internazionali. Politicamente è schierato con l’ala liberal del Partito Democratico statunitense ed è noto quale finanziatore di strutture politiche e para-umanitarie, mosso da un interesse profondo per la filosofia del suo maestro giovanile Karl Popper. Nel maggio 2017 il suo patrimonio personale era stimato in 25,2 miliardi di dollari, collocandolo fra le trenta persone più ricche del pianeta (QUI).
Secondo diverse fonti massoniche interne, Frater Kronos — nome in codice menzionato da Gioele Magaldi nel volume Massoni. Società a responsabilità illimitata — coinciderebbe proprio con George Soros (QUI) e (QUI).
La stampa cinese lo ha definito, con espressioni di particolare gravità, «terrorista economico globale», «la cosa più malvagia in assoluto» e persino «figlio di Satana» (QUI).
Negli Stati Uniti Soros è noto per essere tra i principali finanziatori del movimento Black Lives Matter e delle reti che sostengono l’immigrazione clandestina attraverso la frontiera meridionale (QUI), come confermato — pur con toni edulcorati — dagli stessi comunicati ufficiali della Open Society Foundations, che nel solo 2020 annunciò un finanziamento di 220 milioni di dollari (QUI).
Da più parti gli si attribuisce un ruolo di regista occulto delle cosiddette rivoluzioni colorate, disseminate in numerosi Paesi e spesso ricondotte a interessi riconducibili ai circuiti dei Rothschild e dei Rockefeller (QUI), (QUI) e (QUI).
In Italia il suo nome è rimasto impresso nella memoria collettiva come quello dello “squalo della finanza” che, nel 1992 — proprio negli anni segnati dalle stragi di Falcone e Borsellino e dall’inchiesta Mani Pulite — speculò contro la lira, contribuendo al collasso della valuta nazionale e ricalcando la medesima operazione già attuata contro la sterlina britannica (QUI). Da allora, per molti patrioti italiani, Soros è divenuto il simbolo stesso della potenza finanziaria ostile alla sovranità nazionale.
Tale percezione era condivisa, fino a tempi relativamente recenti, anche dall’attuale Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale — prima di accedere alla guida del governo — lo aveva pubblicamente indicato quale avversario politico e ideologico. Una volta giunta nella “stanza dei bottoni”, ha tuttavia dovuto constatare che i veri centri di potere risiedono altrove, piegandosi anch’ella, come i suoi predecessori, a logiche che trascendono la sovranità statale.
Persino il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, si è pubblicamente beffato dell’influenza globale esercitata da Soros, dichiarando che «interferisce ovunque» e bandendone le fondazioni dal territorio russo, bollandole come una minaccia per l’ordine costituzionale (QUI).
Un articolo apparso su Il Giornale nel 2017 lo definiva «l’uomo che paga l’invasione dell’Europa», riferendosi a un fondo di circa 500 milioni di dollari destinato a contrastare le politiche migratorie europee e a minare la sovranità dell’Italia e di altre nazioni (QUI). In altri termini, dietro la regia della crisi migratoria europea si staglia la figura di George Soros, che a sua volta risponde a interessi superiori: quelli delle grandi dinastie finanziarie — Rockefeller, Rothschild, Warburg, Dupont, Sassoon — e dei poteri gesuitici.
La giornalista Francesca Totolo, tra le più attente osservatrici di questo fenomeno, ha dichiarato in un’intervista:
«Tutte le ONG internazionali come Avaaz, Oxfam, Amnesty International, Human Rights Watch e molti altri hanno certamente una cosa in comune: la loro fonte finanziaria, che è Soros. Il loro ruolo è stato, e continua ad esserlo, nel far sentire il popolo italiano colpevole se non accetta gli immigrati: legali o illegali, devono essere accettati indipendentemente da cosa. Quindi queste ONG, o carriere moderne come mi piace chiamarle, hanno effettivamente – direttamente o indirettamente – contrabbandato in Italia qualcosa come 700.000 persone negli ultimi anni. Deve essere capito, con tutti i mezzi, che qualcosa del genere è un’operazione pianificata sin dal suo inizio» (QUI).
3. Soros e i suoi finanziamenti agli evangelici
George Soros risulta essere — insieme alla dinastia Rockefeller — uno dei principali finanziatori delle opere evangeliche contemporanee, al punto che numerose istituzioni e organizzazioni religiose rimangono tutt’oggi economicamente in vita proprio grazie al sostegno proveniente dai suoi circuiti finanziari (QUI), (QUI).
Emblematico è il caso della rivista evangelica Christianity Today, fondata nel 1956 da Billy Graham e divenuta, negli anni, uno dei periodici di maggiore autorevolezza e diffusione nel mondo protestante statunitense. Anche questa testata, come documentato da inchieste indipendenti, riceve cospicui finanziamenti riconducibili a Soros (QUI).
La stessa CBN (Christian Broadcasting Network) ha dedicato un servizio d’inchiesta volto a tracciare il flusso di capitali che da decenni i circuiti sionisti ashkenaziti convogliano nelle casse di associazioni, movimenti e denominazioni evangeliche.
Tra le organizzazioni così sostenute si annovera anche la Evangelical Immigration Table (EIT), definita da analisti statunitensi un vero e proprio braccio operativo del National Immigration Forum, anch’esso finanziato da Soros. Quest’ultimo — agendo attraverso istituzioni terze dichiaratamente “neutrali” — ha promosso e finanziato una campagna pubblicitaria radiofonica del valore di 250.000 dollari, finalizzata a persuadere l’elettorato evangelico ad appoggiare la legalizzazione di massa dell’immigrazione clandestina (QUI).
Una ricerca sistematica rivela che la quasi totalità dei personaggi evangelici e pentecostali di maggiore rilevanza internazionale aderisce, direttamente o indirettamente, alla Evangelical Immigration Table, sostenendone la piattaforma ideologica e politica. In termini concreti, ciò significa che l’intero mondo evangelico e pentecostale globale si trova strutturalmente subordinato a una rete di potere finanziario riconducibile alla Cabala sionista ashkenazita — o, come alcuni preferiscono denominare, alla Mafia cazara — che promuove e persegue obiettivi coerenti con il progetto politico-culturale del cosiddetto Nuovo Ordine Mondiale.
Appare sempre più evidente che le Chiese evangeliche costituiscono uno dei bracci religiosi di questo progetto globale.
Tra i nomi di spicco di questa costellazione si distingue Doug Clay, attuale Sovrintendente Generale delle Assemblee di Dio USA (QUI), ritratto in una fotografia ufficiale accanto ad Alessandro Iovino, figura di rilievo del pentecostalismo italiano, anch’egli legato a circuiti sionisti e ad apparati di natura iniziatica.
Doug Clay (sinistra) e Alessandro Iovino (a destra) due massoni pentecostali
Non stupisce, dunque, che molte denominazioni evangeliche e pentecostali manifestino un interesse marcato e costante per le tematiche migratorie. Non si tratta — come spesso viene presentato alla pubblica opinione — di mera filantropia, bensì di un lucroso meccanismo finanziario, o, per usare le parole della Scrittura, di «amore per il denaro, radice di ogni specie di mali» (1 Tim 6:10). Dietro molte organizzazioni formalmente non profit si celano in realtà flussi economici di enorme entità, che alimentano un sistema di redistribuzione controllata tra i soliti centri di potere.
L’adesione delle denominazioni evangeliche a questo paradigma non è frutto di iniziativa spontanea, bensì di una programmatica obbedienza a direttive provenienti da strutture sovranazionali, in perfetta sintonia con l’ormai celebre piano di sostituzione etnica ideato dal massone Conte Richard von Coudenhove-Kalergi: un nome pressoché ignoto al cittadino comune, ma determinante per la storia geopolitica del continente europeo nel XX secolo (QUI).
Dietro questa colossale operazione si profilano i nuovi trafficanti di esseri umani, che hanno scelto di operare sotto la veste “umanitaria” delle ONG lautamente finanziate da Soros e dai suoi alleati, mascherando dietro l’apparenza della beneficenza una strategia pianificata di lungo corso. Tale realtà — lungi dall’essere episodica — si inserisce in dinamiche storiche di più ampia portata e, per chi legge le Scritture con sguardo attento, trova inquietanti corrispondenze con le profezie del libro dell’Apocalisse, come verrà mostrato nell’estratto che segue.
4. Chiese Evangeliche e Massoneria
Le denominazioni evangeliche sono in mano alla Massoneria e sono totalmente controllate da essa che ubbidiscono a quello che la Massoneria internazionale ordina loro come viene denunciato nel volume «La Massoneria Smascherata» (Roma, 2012) fruibile gratuitamente sulla rete (QUI).
Lo ripeto, si tratta solo di “affari”, di business, pure quando in modo pretestuoso queste “chiese” rivestono il loro operato di citazioni bibliche decontestualizzate. La Bibbia è per queste organizzazioni religiose un manto dietro il quale nascondere la propria identità e le loro opere massoniche e massonizzanti per ingannare i più sprovveduti. Essi si muovono e agiscono promuovendo l’unica religione globale coltivando relazioni interreligiose ed ecumeniche che nascondono a gran parte dei loro adepti in vista del futuro Nuovo Ordine Mondiale.
Per comprendere meglio, si consiglia la visione del video che segue che merita di essere guardato fino alla fine.
5. Sionismo e Chiese Evangeliche
I sionisti ashkenaziti controllano la finanza globale e, quindi il mondo, hanno diffuso tante false idee e dottrine nel corso dei secoli. Hanno infiltrato l’ebraismo corrompendolo, ma, come detto, NON sono semiti, non sono figli di Abramo, sebbene compongano oggi il 90% degli Ebrei odierni, essendo discendenti di Iafet (Genesi 10:3) ed erano presenti anche ai tempi di Gesù e degli apostoli insieme agli «Idumei» o «Edomiti» discendenti di Esaù e non di Giacobbe i quali già allora dicevano di essere Giudei ma non lo erano ma erano invece una sinagoga di Satana perché dediti al culto satanico già dai tempi babilonesi (Apocalisse 2:9; 3:9).
Ci sono i sionisti ashkenaziti ed Edomiti dietro la nascita dei movimenti religiosi dal XVII al XX secolo dalla New Age a Scientology, dai Pentecostali agli Avventisti, ai Mormoni e ai Testimoni di Geova e così via fino alle recenti sètte gnostiche che coinvolgono fantomarici alieni, pleiadiani e rettiliani (QUI). Tutti movimenti e religioni che, guarda caso, sbocciano sempre negli Stati Uniti.
E, prima ancora, infiltrarono già dal I secolo il Cristianesimo cercando di trasformarlo (Galati 2:4; Giuda 4; Apocalisse 2:9; 3:9). Ci sono sempre loro dietro la creazione del Vaticano che non c’entra nulla con il Cristianesimo dell’era apostolica.
Ci sono sempre i sionisti dietro false dottrine diffuse in ambito protestante come l’esistenza di due popoli di Dio (Israele e la Chiesa) mentre invece Cristo dei due popoli ne ha fatto uno (Efesini 2:14) poiché la Chiesa esisteva già nell’Antico Testamento (Numeri 20:4; Atti 7:38) e con la venuta di Cristo il regno di Dio si espande a tutto il mondo (Atti 11:15; Galati 3:28) innestando i pagani nell’olivo domestico (Romani 11:24) in una continuazione che è iniziata nell’eternità (1 Pietro 1:18-20). Intorno al 19° secolo gli ashkenaziti cominciarono a creare il: ▪️dispensazionalismo, ▪️l’anglo-israelismo e ▪️le due fasi del ritorno di Cristo.
Tre false dottrine collegate tra loro, mai credute dai primi cristiani e che non troviamo mai nella storia della dottrina Cristiana prima del 19° secolo. È questo il motivo per cui in molti pulpiti evangelici trovate la bandiera d’Israele che com’è noto è la stella a sei punte di origini sataniche. Una stella creata dai sionisti ashkenaziti che non c’entra assolutamente nulla con il patriarca Davide.
Perciò il rabbino Weiss da tempo denuncia come il vero israelismo NON abbia nulla a che vedere con il sionismo e sia, anzi, in contraddizione con la Torah, il testo sacro ebraico, secondo cui la dispersione del popolo ebraico sia il risultato della stessa volontà di Dio.
Venendo al mondo evangelico, pare che il sionismo si sia diffuso tra gli evangelici americani grazie all’infiltrazione di ashkenaziti che si dichiarano “cristiani”. Tra la lunga lista di ashkenaziti sionisti si annoverano John N. Darby (1800-1882) e i Rockefeller (all’alba del XX secolo). Questo è il motivo per cui sui palchi o pulpiti di molte chiese evangeliche trovate la bandiera “ebraica” esoterica della stella a sei punte, erroneamente chiamata «stella di Davide» (QUI) (QUI).
Gli evangelici sionisti credono che vi siano due popoli eletti: Israele e la Chiesa Cristiana, e ritengono che il loro destino sia legato a quello della nazione di Israele. Sono stati i sionisti della cabala ashkenazita – o Mafia Cazara -, a coniare la frase non biblica, ormai diventata un’assiona, «Israele è l’orologio di Dio». Una vera e propria bufala!
Dio non ha alcun orologio poiché essendo eterno, Egli vive fuori dal tempo. Se puoi si vuole trovare a tutti i costi un orologio e fare riferimento alla storia umana, allora l’unico orologio di Dio sulla terra è, e rimane, la Sacra Bibbia, la parola di Dio e non Israele (Giovanni 17,17; 2Timoteo 3,16).
Per costoro, il ritorno di Cristo non avrà luogo se non dopo il riunirsi degli ebrei nella terra di Palestina. Per accelerare la fine dei tempi, essi devono dunque ricreare uno Stato per gli ebrei senza temere di provocare cataclismi apocalittici.
Il primo capo di Stato a fare del proprio Paese una seconda Israele e a fare appello alla creazione di uno stato ebraico in Palestina è stato il puritano inglese Oliver Cromwell, nel XVII secolo. Dopo la restaurazione della monarchia, i suoi adepti cacciati dal regno fuggirono in Irlanda del Nord e nel Paesi bassi per poi fondare colonie in Africa australe e in America. Questa corrente politico-religiosa però non scomparve in Inghilterra. Trovò persino una nuova espressione con il primo ministro della regina Vittoria, Benjamin Disraeli, che oggi è il riferimento storico principale dei neoconservatori (neocon).
Tuttavia, i rabbini erano da sempre fortemente contrari alla creazione di uno Stato ebraico. Quando si era presentata l’occasione, nel XII secolo, avevano rifiutato una proposta del Saladino il Magnifico. E non hanno mai cambiato parere. I cristiani sionisti dovettero attendere il XIX secolo e il nazionalismo di Theodor Herzl per trovare ebrei secolarizzati che accettarono i loro piani.
Come ha mostrato Jill Hamilton nel volume God, Guns & Israel – tradotto in italiano con il titolo «Il Dio in armi. La Gran Bretagna e la nascita dello Stato d’Israele», Corbaccio editore, gennaio 2006 -, la decisione di Lloyd George e Lord Arthur James Balfour nel 1917 di creare «un focolaio nazionale ebraico» in Palestina, è stato un progetto nato tra i banchieri ashkenaziti che hanno finanziato e avvicinato i cristiani sionisti ai nazionalisti ebrei creando successivamente un sodalizio politico.
5.A. L’aspetto teologico
In termini più ampi, il sionismo “cristiano” è il sostegno teologicamente motivato dello stato ebraico di Israele da parte dei cristiani. Versioni blande di “sionismo” sono esistiti nel corso della storia della cristianità. Un’ampia varietà di teologie, modi di leggere la Bibbia e ideologie politiche hanno motivato i cristiani ad anticipare e sostenere uno Stato ebraico restaurato in Palestina. Però, quando oggi parliamo di sionismo cristiano in America, parliamo principalmente dell’influenza di un particolare tipo di escatologia cristiana chiamata premillenarismo dispensazionale. Il termine «escatologia» si riferisce alle dottrine che riguardano gli ultimi tempi della storia umana, quale sarà la natura della seconda venuta di Gesù e cosa significa per i cristiani di oggi che attendono questi eventi.
Apocalisse capitolo 20 menziona un regno di pace di mille anni sulla terra, il millennio appunto, e questo è stato un fattore determinante in molte escatologie cristiane.
Alcuni cristiani sono «postmillenaristi», il che significa che Gesù dovrebbe tornare alla fine del millennio;
altri sono «premillenari», il che significa che Gesù dovrebbe tornare all’inizio per stabilire lui stesso il millennio;
altri ancora sono «amillenaristi» poiché non interpretano questo brano alla lettera o non pensano che l’escatologia abbia principalmente a che fare con un regno terreno di mille anni.
Nella Gran Bretagna del XIX secolo sorse un movimento premilleniarista che di sana pianta creò una dottrina che non era mai esistita prima in tutta la storia della Cristianità. Questo movimento s’inventò che i rapporti di Dio con l’umanità nel corso della storia potevano essere descritti come una serie di «dispensazioni», o periodi di tempo, ognuno con la propria particolare forma di “provvidenza divina”. Secondo questa ideologia in ognuna di queste dispensazioni, Dio avrebbe usato nuovi mezzi con cui raggiungere l’umanità dando loro un’altra opportunità di rispondere fedelmente, ma ogni volta l’umanità ha fallito la prova ed è stata giudicata da Dio.
La forma più nota di questa escatologia è quella elaborata da John Nelson Darby (1800–1882), esponente dei Fratelli di Plymouth e massone, il quale introdusse una convinzione del tutto innovativa: l’esistenza di due popoli eletti distinti — Israele e la Chiesa — e di due messaggi biblici separati, destinati rispettivamente a ciascuno di essi. Secondo Darby, questi due messaggi operano in dispensazioni separate, poiché Israele e la Chiesa ricoprono ruoli differenti nel piano divino della storia. In netta discontinuità con la fede dei primi cristiani, egli negava che la Chiesa fosse il compimento spirituale d’Israele, sostenendo che le promesse fatte all’antico Israele dovessero ancora adempiersi in modo letterale.
Sebbene il dispensazionalismo darbysta ebbe inizialmente un’influenza limitata in patria, la sua diffusione oltreoceano fu rapidissima grazie ai cospicui finanziamenti provenienti da ambienti sionisti ashkenaziti. Questi apporti economici furono decisivi per la sua affermazione negli Stati Uniti, dove divenne ben presto la forma dominante di premillenarismo. La sua penetrazione avvenne attraverso conferenze bibliche, scuole e istituti teologici e soprattutto tramite la pubblicazione della celebre Bibbia con note di Scofield, che sistematizzò e divulgò capillarmente la dottrina. In questo contesto nacque anche la teoria del ritorno di Cristo in due fasi: una prima «segreta» per la Chiesa e una seconda «pubblica» per il giudizio finale — dottrina priva di fondamento biblico storico, ma fortemente propagata grazie agli stessi canali di finanziamento.
Dietro la pubblicazione della Scofield Reference Bible — curata dall’avvocato massone Cyrus Ingerson Scofield, figura discussa e pregiudicata — vi erano i circoli sionisti di Boston, noti come i Sei Segreti, gruppo esoterico legato all’ordine degli Illuminati. Tale intreccio tra Cabala sionista, illuminismo esoterico e dispensazionalismo si consolidò ulteriormente con l’azione di Samuel Untermeier e altri finanziatori ashkenaziti. A ciò si aggiunse l’opera di William E. Blackstone, discepolo di Darby, autore nel 1882 del volume Jesus is Coming, uno dei testi più influenti del premillenarismo americano, anch’egli legato a circoli sionisti. Blackstone fu tra i primi a creare una vera e propria lobby filo-israeliana, coinvolgendo banchieri come J.P. Morgan e John D. Rockefeller.
Nel 1891, questa rete presentò al presidente Benjamin Harrison un documento ufficiale in cui, sulla base delle dottrine dispensazionaliste, si invocava la costituzione di uno Stato ebraico in Palestina. Parallelamente, in Inghilterra, il dispensazionalista cessazionista Lord Shaftesbury diede vita a un movimento di sionismo cristiano che trovò sostenitori in politici di rilievo come David Lloyd George e Lord Arthur Balfour.
La diffusione planetaria di queste dottrine si intensificò negli anni Settanta del Novecento con il best-seller di Hal Lindsey, The Late Great Planet Earth (Addio Terra Ultimo Pianeta), che consolidò nel mondo evangelico la convinzione nel rapimento segreto e nella doppia Parusia. Negli anni Novanta, la serie romanzata Left Behind (Gli esclusi), anch’essa sostenuta da ambienti massonici e sionisti, rilanciò il dispensazionalismo per una nuova generazione, integrandolo in una narrativa apocalittica popolare.
Dietro i volti pubblici di scrittori, televangelisti e attivisti, operavano dozzine di scuole bibliche e università teologiche che per decenni hanno formato migliaia di pastori e leader per diffondere sistematicamente una dottrina costruita su manipolazioni esegetiche, corrispondente a quelle che l’apostolo Paolo definirebbe «dottrine di demoni» (1 Tim 4,1).
Tra i rappresentanti più noti del sionismo cristiano contemporaneo figura John Hagee, pastore texano e fondatore di Christians United for Israel, «Cristiani Uniti per Israele». L’organizzazione, che pubblicamente si presenta come impegnata nella lotta all’antisemitismo, occulta però sotto questa veste un’ispirazione dispensazionalista ben radicata. Questa corrente, ampiamente diffusa nel mondo anglosassone, ha trovato eco anche in Italia sotto la denominazione di Cristiani per Israele (C4I), contro la quale — nel 2019 — un arcivescovo ortodosso residente a Gerusalemme ha pubblicamente messo in guardia i fedeli, segnalando la pericolosità teologica e spirituale di tale deriva.
5.B. Il tentativo del sionismo massonico di emergere pubblicamente tra gli evangelici italiani (2018)
Agli inizi del 2018, i circoli sionisti ashkenaziti emisero un chiaro segnale d’accelerazione strategica, tentando di stringere pubblicamente un patto massonico con alcune delle principali leadership evangeliche italiane. L’operazione si concretizzò attraverso due conferenze pubbliche dal titolo eloquente: «Uniti verso la radice». A presiedere questi incontri furono Yochai Damari, governatore del Consiglio regionale di Har Hevron (Giudea), Vincenzo Saladino, responsabile delle strategie per il governo di Har Hevron, il senatore della Repubblica Lucio Malan, il giornalista Alessandro Iovino, già citato in precedenza, e l’allora sindaco di Catania Enzo Bianco.
L’evento suscitò una rivolta spontanea nella base evangelica italiana, che costrinse i promotori — leader religiosi con legami massonici — a ritirarsi tatticamente (o quantomeno a simulare un arretramento), per evitare una massiccia emorragia di fedeli e il conseguente collasso del consenso popolare.
Tra i leader evangelici coinvolti figuravano figure di primo piano delle diverse correnti pentecostali e carismatiche italiane:
Enzo Incontro di «Missione Paradiso», Catania;
Lirio Porello de «La Parola della Grazia», Palermo;
Felice A. Loria e Paolo Lombardo delle «Assemblee di Dio in Italia»;
Ottavio Prato di «Gesù Cristo il Signore», Catania;
Pietro Varrazzo della «Chiesa Evangelica Parole di Vita», Napoli;
Paul Shafer della Missione «Cristo è la Risposta;
Paolino Baldari della chiesa «Oasi della Grazia» o «New Covenant Ministry», Paternò (CT);
Andie Hortai Basana di «Evangelici d’Italia per Israele»;
Sebbene non sia questa la sede per una trattazione sistematica delle implicazioni teologiche di tale operazione, il titolo stesso dell’iniziativa — «Uniti verso la radice» — rivela la natura dell’orientamento sionista: un tentativo di spostare il fondamento identitario della Chiesa dalla persona di Cristo alla terra e al popolo etnico d’Israele. La Scrittura, al contrario, è inequivocabile: la radice della Chiesa non è Israele, bensì Gesù, il Messia di Dio. Così proclama Isaia nella grande profezia messianica:
Poi un ramo uscirà dal tronco d’Isai, e un rampollo spunterà dalle sue radici. Lo Spirito del SIGNORE riposerà su di lui: Spirito di saggezza e d’intelligenza, Spirito di consiglio e di forza, Spirito di conoscenza e di timore del SIGNORE […] In quel giorno, verso la radice d’Isai, issata come vessillo dei popoli, si volgeranno premurose le nazioni, e la sua residenza sarà gloriosa (Is 11,1-10).
La radice è Cristo e non Israele
La radice della fede cristiana è Cristo, non Israele. La Chiesa — intesa come comunità dei redenti — nasce nell’eternità (Efes 1,4-11), prima ancora della nascita storica d’Israele (1 Pt 1,20; Ap 13,8) che inizia con Giacobbe (Gen 32,8). Sebbene nei suoi inizi storici si sia manifestata prevalentemente in seno al popolo giudaico (Gv 4,22), questo avvenne non per esclusivismo etnico, ma per scelta divina di rivelarsi ai «più umili» (Deut 7,6; 1 Cor 1,28). Con la venuta di Cristo, la Chiesa si è estesa a tutte le nazioni (Rom 11,23-24; Gal 3,28; Ef 2,14), innestandosi sulla fede di Abramo, non sulla discendenza carnale.
In Romani 9,6-7 Paolo afferma che «non tutti i discendenti d’Israele sono Israele», distinguendo l’Israele secondo la carne da quello secondo la promessa. (QUI)
Infatti, molti ebrei rifiutarono il Messia (Gv 1,12) e lo consegnarono alla crocifissione (At 2,22-23; 3,13-15; 4,9-10; 7,51-52; 1 Tes 2,15). Tuttavia, la via di salvezza rimane una sola per tutti i popoli, inclusa per gli ebrei: Gesù Cristo (At 4,12). La Chiesa, nata nell’eternità e manifestatasi nella storia prima in Israele e poi in tutte le genti, costituisce il vero popolo di Dio, l’«Israele di Dio» (Gal 6,16).
Da questa verità discende un corollario teologico imprescindibile: se esiste un Israele di Dio, esiste anche un Israele che non è di Dio. Quest’ultimo è l’Israele che ha rifiutato il Messia, e che oggi i sionisti cercano di presentare come il popolo eletto in senso assoluto, rovesciando la logica biblica. Ma, come profetizza Zaccaria, verrà il giorno in cui «essi guarderanno a me, a colui che hanno trafitto» (Zac 12,10), e anche Israele riconoscerà il Messia crocifisso.
La Chiesa (intesa come comunità di credenti) nasce nell’eternità, ancora prima della nascita di Israele (1Pietro 1:20; Apocalisse 13:8).
5.C. Quale Gerusalemme?
Alla Gerusalemme terrena che i sionisti ashkenaziti hanno programmato come capitale del mondo e in cui costruiranno il tempio “ebraico” su cui si siederà l’anticristo (2Tes 2,4), si contrappone la Gerusalemme celeste a cui i santi di Dio anelano.
📖 Galati 4,25-26
Infatti Agar è il monte Sinai in Arabia e corrisponde alla Gerusalemme del tempo presente, che è schiava con i suoi figli. Ma la Gerusalemme di lassù è libera, ed è nostra madre.
📖 Ebrei 11,8-10
Per fede Abraamo, quando fu chiamato, ubbidì, per andarsene in un luogo che egli doveva ricevere in eredità; e partì senza sapere dove andava. 9 Per fede soggiornò nella terra promessa come in terra straniera, abitando in tende, come Isacco e Giacobbe, eredi con lui della stessa promessa, 10 perché aspettava la città che ha le vere fondamenta e il cui architetto e costruttore è Dio.
📖 Ebrei 12,22
Voi vi siete invece avvicinati al monte Sion, alla città del Dio vivente, la Gerusalemme celeste, alla festante riunione delle miriadi angeliche.
📖 Apocalisse 21,1-4.10
Poi vidi un nuovo cielo e una nuova terra, poiché il primo cielo e la prima terra erano scomparsi, e il mare non c’era più. 2 E vidi la santa città, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo da presso Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 Udii una gran voce dal trono, che diceva: «Ecco il tabernacolo di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro, essi saranno suoi popoli e Dio stesso sarà con loro e sarà il loro Dio. 4 Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate». […] Egli mi trasportò in spirito su una grande e alta montagna, e mi mostrò la santa città, Gerusalemme, che scendeva dal cielo da presso Dio,
5.D. Le contraddizioni del sionismo evangelico
La realtà storica e teologica mostra che, a causa della matrice premillenarista dispensazionalista, il sionismo cristiano americano è segnato da una profonda ambivalenza nei confronti degli ebrei, del giudaismo e della questione mediorientale. Tale ambivalenza non è un accidente marginale, ma una tensione strutturale interna al sistema dispensazionalista stesso.
Da un lato, la convinzione di John Nelson Darby secondo cui la Bibbia conterrebbe due messaggi distinti — uno rivolto a Israele e uno alla Chiesa — comporta un rifiuto radicale del supersessionismo, ossia della visione secondo cui la Chiesa avrebbe sostituito Israele nel piano divino. In questa prospettiva, gli ebrei, il giudaismo e Gerusalemme assumono una centralità assoluta nella comprensione dispensazionalista del significato ultimo della storia, collocandosi al centro del culmine escatologico. Questo porta molti sionisti evangelici a rifiutare categoricamente l’antisemitismo, ritenendo che ogni opposizione ad Israele sia, di per sé, una ribellione contro il disegno di Dio.
Dall’altro lato, tuttavia, le stesse dottrine dispensazionaliste prevedono scenari catastrofici per gli ebrei durante la cosiddetta Grande Tribolazione: la conversione forzata di una parte di essi, la persecuzione apocalittica e la necessità che tutti gli ebrei si radunino in Israele, in preparazione agli eventi finali. Ne consegue che, paradossalmente, il sionismo evangelico sostiene la nascita e il consolidamento di uno Stato ebraico non per amore del popolo ebraico in sé, ma perché esso è funzionale alla propria narrazione escatologica.
In questo contesto nasce una contraddizione insanabile: lo stesso credente evangelico sionista che la domenica prega «per la pace di Gerusalemme» (Sal 122,6), il lunedì esercita pressioni sulla classe politica affinché ostacoli qualsiasi accordo diplomatico in Medio Oriente, poiché una pace effettiva contraddirebbe la sua aspettativa escatologica. In altre parole, la “pace” per cui prega non è una pace storica e concreta, ma una pace condizionata e posticipata: o quella che egli ritiene avverrà solo durante il regno millenario del Messia, o quella falsa e illusoria di cui parla l’apostolo Paolo: «Quando diranno: “Pace e sicurezza”, allora una rovina improvvisa verrà su di loro» (1 Tes 5,3).
Questa duplice postura — apparentemente filosemita, ma intrinsecamente strumentale — rivela la natura ideologica e non teologica del sionismo evangelico: un sistema di pensiero che utilizza Israele come fulcro simbolico per la propria narrazione apocalittica, pur non riconoscendo nella fede ebraica una via autonoma di salvezza. Tale contraddizione, lungi dall’essere un dettaglio secondario, è una frattura profonda che mina la coerenza interna di tutto l’edificio dispensazionalista.
5.E. Origini massoniche del dispensazionalismo
Sulle origini massoniche della falsa dottrina delle due fasi del ritorno di Cristo e del rapimento segreto vedi il §1 dell’articolo
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