Coca Cola e Nuovo Ordine Mondiale
The Coca- Cola Company è la più grande azienda produttrice di bevande al mondo. Distribuisce più di 500 marche diverse di bevande analcoliche. I suoi prodotti vengono consumati ogni giorno da milioni di persone in tutto il mondo. Eppure ha un’origine peculiare: la dipendenza dalla morfina del suo creatore, un farmacista, medico e alchimista statunitense del XIX secolo, gli intrecci con la massoneria ebraica, il sionismo, le chiese evangeliche e la sua funzionalità al Nuovo Ordine Mondiale.
1. John Stith Pemberton (1831-1888)

Nel 1886 Atlanta introdusse il divieto di vendita degli alcolici. La misura spinse John Stith Pemberton a trasformare il proprio vino medicinale in una bevanda analcolica, destinata a inserirsi nel crescente mercato dei tonici stimolanti. Le sue sperimentazioni erano legate anche alla dipendenza dalla morfina, assunta per alleviare i dolori provocati da una ferita riportata durante la Guerra civile americana.
Pemberton nacque l’8 gennaio 1831 a Knoxville, in Georgia. Studiò medicina presso il Reform Medical College of Georgia di Macon, dove conseguì il titolo nel 1850. Ottenne successivamente anche una qualifica farmaceutica, ma luogo e data non sono documentati con certezza. Esercitò come medico e farmacista, adottando pratiche riconducibili alla medicina botanica dell’epoca. Nel 1853 sposò Ann Eliza Clifford Lewis; l’anno seguente nacque il loro unico figlio, Charles Ney Pemberton.
Durante la Guerra civile prestò servizio nell’esercito confederato fino al grado di tenente colonnello. Il 16 aprile 1865, nella battaglia di Columbus, fu gravemente ferito da una sciabola. Per controllare il dolore ricorse alla morfina, sviluppandone una dipendenza. Negli anni successivi cercò quindi di elaborare preparati medicinali capaci di sostituirla, avviando le sperimentazioni da cui sarebbero derivati prima il French Wine Coca e poi la Coca-Cola.
1.A. Il vino di coca

Verso la fine del conflitto Pemberton investì tutti i propri risparmi nella ricerca e sviluppo di un sostituto della morfina. Iniziò a sperimentare con diverse piante, finché inventò la sua prima bevanda, che chiamò Dr. Tuggle’s Compound Syrup of Globe Flower: una specie di sciroppo di Cephalanthus occidentalis, una pianta dai molteplici usi medicinali che può rivelarsi anche tossica.
Visto il successo del prodotto, Pemberton si spostò ad Atlanta, la capitale, dove incluse nei suoi esperimenti anche le foglie di coca (masticata dagli indigeni degli altipiani in Perù e Bolivia) e il vino. Creò così una ricetta che conteneva estratto di coca e damiana (Turnera difusa), a cui diede il nome Pemberton’s French Wine Coca (vino di coca francese di Pemberton). Questo “vino” fu pubblicizzato come un miracolo della medicina, capace di alleviare dipendenze, depressione, nevrastenia (diagnosticata soprattutto alle donne) e, paradossalmente, alcolismo. Ad ogni modo, se il ritrovato non fu sufficiente a curare la dipendenza del suo inventore, la bevanda divenne però estremamente popolare e pubblicizzata per alleviare l’affaticamento mentale e fisico soprattutto degli operai le cui giornate di lavoro erano allora lunghe e faticose.

All’epoca erano diffusi i gruppi di lotta contro il consumo di alcool, che in certi casi era diventato una vera e propria piaga sociale. Tra questi vi era il “Movimento per la temperanza” che iniziò a raccogliere consensi in tutto il Paese. Fu allora che una serie di leggi promulgate nel 1886 costrinsero Pemberton a creare una variante analcolica della sua nuova e popolare bevanda. Per farlo chiese aiuto all’amico farmacista Willis E. Venable, con cui lavorò per adattare la formula ai nuovi parametri legislativi. Fu così eliminata la damiana, sostituita dalla noce di cola, una pianta tropicale. Al posto del vino misero uno sciroppo di zucchero. Mentre Pemberton era intento a prepararne un bicchiere, ci aggiunse per sbaglio dell’acqua frizzante, e trasformò così il suo “vino a uso medico” in una miscela adatta a essere venduta nei cosiddetti soda fountain (dal nome dello strumento che dispensava le bibite) delle farmacie che all’epoca negli Stati Uniti erano erano popolari a causa della convinzione che l’acqua gassata fosse buona per la salute, come spiego meglio nel paragrafo 2.A.
1.B. La pista fiorentina: l’elisir di coca e kola della Farmacia di San Marco
Nel 2026, nell’archivio dell’antica Farmacia di San Marco a Firenze, è stato rinvenuto un foglietto pubblicitario relativo a un «Elixir vinoso ricostituente a base di noce di kola e coca boliviana». Il documento, proveniente dall’ambiente farmaceutico del convento domenicano, non contiene una formula completa nel senso moderno del termine, ma indica con precisione la quantità delle sostanze attive: venti grammi di noce di kola e dieci grammi di foglie di coca boliviana per mille unità di preparato. L’elisir veniva commercializzato in differenti formati come tonico destinato a contrastare l’affaticamento fisico e intellettuale.

La composizione presenta un’evidente analogia con la famiglia dei vini medicinali alla coca diffusi nella seconda metà dell’Ottocento. In particolare, riunisce vino, coca e kola, cioè gli elementi essenziali presenti anche nel Pemberton’s French Wine Coca, commercializzato ad Atlanta nel 1885 e considerato il diretto antecedente della Coca-Cola. Il ritrovamento dimostra pertanto che l’associazione fra coca e noce di kola non apparteneva esclusivamente alla sperimentazione farmaceutica americana, ma circolava anche in Italia.
La datazione del documento richiede tuttavia cautela. Il foglietto non reca alcuna data, mentre la dicitura «Telefono n. 604» consente di collocare quella specifica stampa soltanto dopo l’introduzione del servizio telefonico in Italia, avvenuta nel 1881. Ciò non esclude che l’elisir fosse preparato e venduto già in precedenza: una pubblicità può infatti essere posteriore di molti anni all’elaborazione originaria di un prodotto. Per dimostrare in modo definitivo che la preparazione fiorentina precedesse il debutto della Coca-Cola del 1886 occorrerebbe però esaminare registri di vendita, ricettari, inventari o libri contabili datati dell’antica farmacia.
Il reperto apre dunque una pista storica concreta, ma non ancora conclusiva. Non esistono documenti che provino che John Stith Pemberton conoscesse direttamente l’elisir fiorentino o ne avesse ripreso la formula. Nello stesso tempo, questa eventualità non può essere esclusa, poiché ingredienti medicinali, cataloghi farmaceutici e preparati stimolanti circolavano attraverso reti commerciali internazionali. La scoperta attesta quindi una precedente tradizione italiana della combinazione coca-kola e rende legittima l’ipotesi di una possibile influenza, la cui effettiva trasmissione resta però da dimostrare.
1.C. La creazione del marchio e la morte

Fu uno dei soci di Pemberton, l’esperto di marketing Frank Mason Robinson, a pensare al nome e al logo della Coca-Cola. Robertson suggerì che l’etichetta della nuova bibita combinasse i nomi dei suoi ingredienti principali: foglie di coca e noci di cola, quindi “Coca-Cola”. Per il logo, pensò di usare le due “C” maiuscole, che sarebbero state molto distintive, e scelse di usare la grafia Spencerian, che all’epoca era molto comune negli Stati Uniti. Tra i primi distributori di questa nuova bibita frizzante vi era Joseph Jacobs di Atlanta, un ebreo di origine tedesche, che possedeva già una catena di farmacie. Veniva vendita a 5 centesimi al bicchiere, ma le cose non andarono come sperava Pemberton. I problemi finanziari legati alla sua dipendenza da morfina lo costrinsero a svendere.
Alla fine, nel 1888 (altre fonti parlano di 1887), Pemberton dovette vendere la formula ad Asa Griggs Candler, un magnate e politico statunitense che avrebbe poi fondato The Coca-Cola Company, per appena 2.300 dollari (qualche fonte parla di 1.750 dollari) di origine ebraica e amico e collega di .

Fu così che John Stith Pemberton, che pure era stato l’inventore della miracolosa formula, non poté goderne i frutti. Pemberton morì di cancro allo stomaco il 16 agosto 1888, all’età di cinquantasette anni, in uno stato di povertà assoluta dovuta alla sua dipendenza da morfina senza conoscere che la sua invenzione sarebbe diventata la bibita più famosa di sempre. Il suo corpo fu restituito a Columbus, in Georgia, dove fu sepolto nel cimitero di Linwood. Sulla sua lapide sono incisi simboli che mostrano il suo servizio nell’esercito confederato e la sua appartenenza alla massoneria. Pemberton faceva parte della loggia Colombia nr. 7, legata a un’obbedienza massonica canadese di scarso potere nel circuito delle massonerie internazionali. Suo figlio Charles continuò a vendere la formula di suo padre, ma sei anni dopo lo stesso Charles Pemberton morì, dopo aver ceduto alla dipendenza dall’oppio.
2. Asa Griggs Candler (1851-1929)

Quello che pochi sanno, è che Asa Griggs Candler a cui Pemberton fu costretto a svendere la Coca Cola era un ebreo ashkenazita di fede evangelica metodista legato alla massoneria ebraica. Asa Griggs Candler proveniva anche lui dal settore chimico-farmacista come Pemberton, così come provenivano dallo stesso settore altri evangelici sionisti come i Rockefeller ed Henry H. Ness, fondatore delle Chiese pentecostali “Assemblee di Dio in Italia”.
A.G. Candler capì il potenziale dello sciroppo brevettato non come farmaco “miracoloso”, ma come semplice bevanda gassata. Il 29 gennaio 1892 fondò la The Coca-Cola Company, e poi inviò venditori in tutti gli Stati Uniti per istruire i farmacisti su come commercializzare la Coca-Cola. Nel 1895, la Coca-Cola si vendeva già in tutti gli Stati Uniti e nel 1898 era entrata in Canada, Hawaii e Messico.
2.A. I primi imbottigliamenti

La Coca-Cola originariamente aveva un colore piuttosto verdastro a motivo delle erbe con cui veniva prodotta, e veniva pubblicizzata come medicina per alleviare l’affaticamento fisico e mentale, curare le nausee, la dispepsia (da qui l’origine del nome dell’altra azienda “Pepsi-Cola”), i dolori di stomaco e persino la tisi.Essa veniva venduta al banco nei soda fountain di cui ho accennato nel paragrafo 1.C. Mentre i bar erano frequentati solo da adulti e adibiti alla vendita di alcolici, i soda fountain non vendevano bevande alcoliche e molte farmacie dell’epoca erano diventate anche luoghi per socializzare frequentate da famiglie.[Nota 1]
Nel 1894, impressionato dalla crescente domanda e dall’allora innovativo asporto, Joseph Biedenharn installò macchinari per l’imbottigliamento nella parte posteriore del proprio negozio/farmacia in modo che le persone potessero consumarla anche a casa, diventando così il primo a mettere la Coca-Cola in bottiglie. L’imbottigliamento su larga scala avvenne cinque anni dopo, quando nel 1899 tre intraprendenti uomini d’affari di Chattanooga, nel Tennessee, si assicurarono i diritti esclusivi per imbottigliare e vendere la Coca-Cola. I tre imprenditori acquistarono i diritti di imbottigliamento da Asa Candler per appena 1 dollaro. Candler aveva dato vita al sistema di franchising Coca-Cola, che rimane la base dell’attività creando il sistema di imbottigliamento mondiale della Coca-Cola.

Nel 1899 il prodotto viene esportato a Cuba. Quelli sono anni di grandi cambiamenti nel mondo occidentale e sta già emergendo la dinastia Rockefeller. Le esportazioni verso l’Europa inizieranno poco dopo, nel 1901, mentre in Italia arriverà nel 1919 anche se la produzione partirà nel 1927.
Asa G. Candler è l’uomo giusto, al posto giusto, al tempo giusto ed ha molte cose in comune con John D. Rockefeller. Entrambi sono ebrei ashkenaziti, entrambi hanno ricevuto una rigida educazione evangelica battista (Asa G. Candler più tardi aderirà al metodismo), entrambi sono intelligenti e cinici per gli affari, entrambi sono legati a circuiti massonici ed entrambi sono funzionali al nuovo mondo che stava arrivando. Asa G. Candler ebbe successo perché funzionale agli interessi di altre famiglie aschenazite.[Nota 2]
Gli introiti milionari fecero sì che ad Asa G. Candler fosse consentito entrare nei circuiti finanziari. E così fonderà la Central Bankand Trust Corp. per investire nel settore immobiliare. Nel 1912 costruirà un grattacielo all’estremità meridionale di Times Square, nel quartiere di Midtown Manhattan di New York City. Il grattacielo esistente ancora oggi porta proprio il suo nome: “Candler Building”. Ma vi è un altro grattacielo che porta lo stesso nome e su cui oggi vi è un importante Hotel. Fu costruito sempre ad Atlanta, nel 1906, sul sito dove allora vi era una Chiesa Evangelica Metodista. Candler fu sindaco di Atlanta dal 1916 al 1919.

3. L’evangelismo
Asa Griggs Candler, era un devoto evangelico (prima battista e poi metodista) e fu profondamente coinvolto nella Chiesa metodista. La fede cristiana ebbe un ruolo importante nella sua vita e orientò anche le sue iniziative filantropiche. Candler effettuò numerose donazioni alla Chiesa metodista e alle sue istituzioni educative, come si evince dalla lettera citata. È qui che la storia della Coca-Cola s’incrocia con quella dell’evangelismo metodista. Il metodismo fu fondato dal predicatore britannico John Wesley (1703-1791), che, secondo la fonte citata, sarebbe stato iniziato alla Loggia n. 38 della Gran Loggia d’Irlanda (Dix-huitième Siècle, n°17, 1985. Le protestantisme français en France, pag. 43, cit. da G. Butindaro).

Gli impegni verso Emory, ai quali Candler accenna nella lettera precedente, furono mantenuti nel 1914, quando la Chiesa metodista meridionale decise di istituire una nuova università. Asa G. Candler donò un milione di dollari — equivalenti a circa 33 milioni odierni per potere d’acquisto, oppure a circa 865 milioni in termini di peso economico-sociale — e circa 75 acri di terreno, consentendo all’Emory College di trasferirsi ad Atlanta e trasformarsi in università. La biblioteca originaria dell’ateneo, che oggi ospita aule e sale di lettura, porta il suo nome. Non casualmente, la Coca-Cola Foundation continua ancora oggi a sostenere l’Università. Suo fratello Warren Candler, vescovo metodista, fu il primo cancelliere della nuova Emory University, che comprende anche una scuola di teologia.
Pur accogliendo studenti di diverse confessioni, Emory era fortemente segnata dall’influenza metodista e gli studenti erano coinvolti nelle attività religiose dell’ateneo; le lezioni si tenevano dal martedì al sabato. Ciò creava difficoltà agli studenti ebrei osservanti, poiché lo Shabbat inizia prima del tramonto del venerdì e termina dopo il tramonto del sabato. Nacquero così trattative tra il cancelliere Warren Candler e il rabbino Tobias Geffen, come spiegherò nel prossimo paragrafo.
Nel 1922 il Wesley Memorial Hospital, fondato dai metodisti, si trasferì nel nuovo campus di Druid Hills; nel 1932 sarebbe stato rinominato Emory University Hospital. La costruzione della nuova struttura, adiacente alla facoltà di medicina, fu resa possibile anche da una donazione di 1.250.000 dollari da parte di Asa Candler: circa 25 milioni odierni per potere d’acquisto, oppure circa 540 milioni in termini di peso economico-sociale. Nel 1962 Emory ottenne il diritto di ammettere studenti senza distinzione di razza e l’anno successivo accolse i primi studenti afroamericani. Nelle mie ricerche ho scoperto che diversi predicatori e studiosi evangelici, inclusi alcuni pentecostali, si sono (de)formati presso la facoltà teologica di questa Università e promuovono l’agenda globalista nel mondo religioso attraverso l’ecumenismo [Qui]. Oggi, infatti, la facoltà teologica dell’Università esercita un ruolo influente nel pentecostalismo globalista. [QUI]
4. L’ebraismo

Nel 1919 il figlio maggiore del rabbino di Atlanta Tuvia Geffen iscritto alla Emory University insieme a un altro giovane ebreo, avevano delle difficoltà perché, come detto prima, a quel tempo, agli studenti era richiesto di frequentare le lezioni il sabato e i servizi di culto evangelici la domenica. Il rabbino, allora, incontrò il rettore dell’Università che era il fratello del prorietario della Coca Cola e benefattore dell’Università raggiungendo un accordo che consentisse ai giovanNel 1919 il figlio maggiore del rabbino di Atlanta Tobias (Tuvia) Geffen, iscritto alla Emory University insieme a un altro giovane ebreo, incontrò alcune difficoltà poiché agli studenti era richiesto di frequentare le lezioni il sabato e i servizi di culto evangelici la domenica. Il rabbino si rivolse allora al cancelliere Warren Candler, fratello di Asa Candler e figura centrale dell’Università, raggiungendo un accordo che consentisse ai due studenti di osservare lo Shabbat. Da quell’episodio nacque un rapporto di fiducia tra Geffen e l’ambiente dirigente dell’ateneo.
All’inizio degli anni Trenta, la figlia del rabbino, Helen, studiava chimica degli alimenti all’Università della Georgia. Nell’ambito di un progetto accademico analizzò la composizione della Coca-Cola e rilevò la presenza di glicerina ricavata da grassi animali. A quel tempo alcuni rabbini locali avevano già considerato la bevanda kosher, perché ignoravano l’origine della glicerina oppure applicavano la regola dell’uno su sessanta, secondo la quale una sostanza non kosher presente in quantità inferiore a un sessantesimo del composto può essere considerata nulla. Quando Geffen venne informato della presenza della glicerina animale, sollevò formalmente la questione.i ebrei di rispettare anche lo Shabbat. Considerato che anche i due fratelli Candler – sia il prorpietario della Coca-Cola che suo fratello -, fossero ebrei ne nacque un legame di amicizia. All’inizio degli anni ’30, la figlia del rabbino, Helen, studiava chimica degli alimenti all’Università della Georgia. Nell’ambito di un progetto in classe, ha deciso di analizzare il contenuto della Coca-Cola e ha scoperto che la bevanda conteneva glicerina derivata dal grasso animale. A quel tempo, alcuni rabbini locali avevano concesso la certificazione kosher alla Coca-Cola, o perché non erano a conoscenza della glicerina animale contenuta nella bevanda o in base alla regola 1/60, secondo la quale se l’articolo non kosher è inferiore a 1/60 del totale degli ingredienti, è considerato nullo. Quando il rabbino Tuvia Geffen sentì parlare di questa glicerina ne fu turbato.

Il rabbino contattò Harold Hirsch, esponente di rilievo della comunità ebraica di Atlanta e dirigente della Coca-Cola, comunicandogli che, in assenza di una modifica della formula, avrebbe dovuto rendere pubblica la non conformità della bevanda alle prescrizioni kosher. La direzione della società consentì quindi a Geffen di esaminare riservatamente la formula segreta. L’azienda accettò di sostituire la glicerina animale con un prodotto di origine vegetale e, nella formulazione destinata a Pessah, il dolcificante derivato dal mais con zucchero di canna o di barbabietola. Dopo queste modifiche, nel 1935 il rabbino emise un hechsher per la Coca-Cola, certificandola come kosher e, nella versione appositamente preparata, idonea anche alla Pasqua ebraica. Nella fotografia Geffen assume inoltre una posa che richiama l’iconografia massonica. [Qui], [Qui] e [Qui]
5. La grande finanza

Fin dalla sua nascita, la Coca-Cola è stata associata al popolo e alla cultura ebraica. Come abbiamo visto il farmacista Joseph Jacobs era ebreo, così come lo era anche Asa Candler. D’altronde, gli ebrei vivono ad Atlanta sin dalla sua fondazione le loro attività economiche, educative, politiche e culturali hanno plasmato la città, [QUI] e [QUI] per cui sarebbe ingenuo pensare che la Coca Cola, che è nata ad Atlanta, potesse sfuggire al loro controllo. Nel 1919, guarda caso nell’anno in cui il rabbino Tuvia Geffen ha un contatto diretto con Candler – come abbiamo visto nel paragrafo precedente -, quest’ultimo vende l’azienda per 25 milioni di dollari alla Trust Company of Georgia, un gruppo di investitori guidati da Ernest Woodruff. Stiamo parlando di cifre enormi equivalenti a centinaia di miliardi di oggi.[QUI]
Ernest Woodruff era sposato con Emily Caroline Winship, figlia del magnate della fonderia Robert Winship. Naturalmente tutti questi personaggi erano anch’essi ebrei e Woodruff (uomo vicino ai Rothschild) traghetta la Coca-Cola nell’alta finanza. Da quel momento in poi, la Coca-Cola si perde tra i meandri dell’alta finanza controllata dai banchieri sionisti ashkenaziti.
Nel 1923, cinque anni dopo che suo padre Ernest aveva acquistato l’azienda da Asa Candler, Robert Woodruff ne divenne il presidente. Mentre Candler aveva piazzato la Coca-Cola in tutti gli Stati Uniti, Robert Woodruff avrebbe trascorso quasi 60 anni come leader dell’azienda introducendo la bevanda in tutto il mondo.
Le attività della Coca-Cola in Israele risalgono agli anni Sessanta, quando la società avviò una presenza locale. Oggi Coca-Cola Israel gestisce diversi impianti di produzione e impiega un numero significativo di lavoratori nel Paese. I suoi prodotti sono ormai pienamente integrati nel mercato israeliano.
Nel novembre 2023 la presidenza del Parlamento turco rimosse Coca-Cola e prodotti Nestlé dai ristoranti e dalle caffetterie del complesso parlamentare, in seguito alle proteste contro aziende ritenute vicine al sionismo israeliano [Reuters]. Non si trattò, dunque, di una legge nazionale né di un divieto esteso ai ristoranti e ai supermercati della Turchia. Tuttavia, non bisogna commettere l’errore di considerare la compagnia israeliana: pur essendo statunitense per origine e sede, la Coca-Cola opera come una multinazionale funzionale al sistema globale.
6. Funzionale al Nuovo Ordine Mondiale
È lapalissiano che il Nuovo Ordine Mondiale è governato da multinazionali e megalopoli, non da paesi. E così mentre le aziende guadagnano influenza, il potere degli stati-nazione diminuisce. Più di 30 istituti finanziari hanno asset consolidati superiori a 50 miliardi di dollari ciascuno, il che significa che ciascuno di essi ha più asset di quanto due terzi dei paesi del mondo producono in termini di PIL annuo. Molte delle aziende private più grandi e potenti del mondo non sono più (se mai lo sono state) agenti dei loro paesi “d’origine”, ma stanno diventando a pieno titolo superpotenze apolidi. L’attrattiva costante del soft power americano è radicata in una certa misura nell’attrattiva dei suoi marchi: da Microsoft a McDonald’s, le aziende americane dominano l’indice dei marchi del gigante pubblicitario WPP in termini di visibilità e reputazione. Ma molte di queste aziende non sono tanto americane quanto piuttosto “americane” di facciata (da qui il virgolettato). I loro marchi trascendono la loro origine nazionale, così come le loro ambizioni commerciali. Mentre i paesi hanno bisogno delle aziende come ambasciatori, è molto meno vero il contrario. Non sorprende quindi che la Coca-Cola (o Facebook, Microsoft, Apple, Nestlè, ecc.) possa godere di un tale successo in tutto il mondo indipendentemente dal sentimento del pubblico straniero nei confronti degli Stati Uniti. I casi di alto profilo di società americane che utilizzano prezzi di trasferimento e inversioni per creare conglomerati domiciliati in giurisdizioni a bassa tassazione per eludere gli Stati Uniti le tasse sulle società sono un’ulteriore prova del fatto che le aziende vedono sempre più i paesi non come padroni sovrani a cui obbedire ma come giurisdizioni da negoziare.

Nel nostro caso specifico di “The Coca-Cola Company”, rivela nel tempo connessioni transnazionali di potere economico, politico, sociale e culturale mentre tenta di configurare e partecipare al capitalismo globale. [QUI] Perciò possiamo parlare di un sistema mondiale Coca-Cola che interconnette a livello internazionale persone e luoghi, collegati attraverso relazioni con l’azienda, il suo capitale, le merci e le materie prime e i testi rappresentativi. Non sono io a dirlo, ma la stessa Coca-Cola Company che concepisce la rete aziendale composta dalla società sottostante, dai suoi imbottigliatori e dai venditori come “il sistema Coca-Cola”.[QUI Naturalmente, nessuna azienda è un sistema mondiale interamente creato da sé; partecipa, influenza ed è modellato dall’economia e dalla politica internazionale che collega mercati, stati, lavoro, consumatori e risorse che a loro volta sono condizionati da “forze superiori”. Ma un’azienda grande e transnazionale come The Coca-Cola Company ha un sistema sociale. . . che ha confini, strutture, gruppi di membri, regole di legittimazione e coerenza. Questi si sovrappongono per lo più a quelli del più ampio sistema mondiale capitalista internazionale, ma a volte variano leggermente: il sistema Coca-Cola ha alcuni dei propri centri di potere, strutture di governo e logiche giustificative, che rivelano con maggiore specificità il funzionamento di il capitalismo globale e i modi in cui viene modellato anche ai suoi margini. [QUI]
Nel 1919, la Coca-Cola Company, conosciuta allora come oggi per la sua “casa” ad Atlanta, fu reincorporata e ribattezzata Delaware, stabilendo un indirizzo legale con poco più di una casella di posta. Il Delaware è uno dei paradisi fiscali più famosi al mondo, consentendo alle aziende di ridurre drasticamente le tasse statali e di oscurare i profitti realizzati in altri paesi, offrendo allo stesso tempo giurisprudenza e tribunali statali favorevoli alle imprese. Inoltre, il Delaware non tassa le entrate provenienti da “beni immateriali” come marchi, brevetti e diritti d’autore, in altre parole, la produzione immateriale della Società.[QUI] È così che la Coca-Cola Company divenne The Coca-Cola Company.
7. La situazione oggi
A partire dal 1888 Asa Griggs Candler acquisì progressivamente i diritti sulla formula e sul marchio Coca-Cola, fino a consolidarne il controllo e a costituire, nel 1892, The Coca-Cola Company. Il passaggio dalla gestione di Pemberton a quella di Candler avvenne attraverso cessioni frammentarie e non sempre lineari, ma non esistono elementi documentari che consentano di attribuire a Candler l’eliminazione di Charles Pemberton. [New Georgia Encyclopedia]
Oggi The Coca-Cola Company è una società quotata, inserita in una struttura produttiva e distributiva transnazionale. Possiede circa duecento marchi e commercializza i propri prodotti in oltre duecento Paesi e territori, per un consumo stimato di 2,2 miliardi di porzioni giornaliere. La società produce principalmente concentrati e sciroppi, mentre circa duecento partner imbottigliatori, in larga parte giuridicamente indipendenti, preparano, confezionano e distribuiscono le bevande nei mercati locali. Nel 2025 la società registrava ricavi per 47,9 miliardi di dollari e circa 65.900 dipendenti diretti; l’intero «sistema Coca-Cola», comprendente gli imbottigliatori, generava oltre 180 miliardi di dollari di ricavi e coinvolgeva circa 700.000 lavoratori. Dal 31 marzo 2026 l’amministratore delegato è Henrique Braun, mentre James Quincey ricopre la carica di presidente esecutivo. [SEC]
Secondo il proxy statement del 2026, i soli azionisti beneficiari conosciuti con una partecipazione superiore al 5% sono Berkshire Hathaway, con 400 milioni di azioni pari al 9,29%; Vanguard Group, con circa 370,7 milioni di azioni pari all’8,61%; e BlackRock, con circa 313,2 milioni di azioni pari al 7,28%. La partecipazione maggiore non appartiene personalmente a Warren Buffett, ma è detenuta da Berkshire Hathaway attraverso proprie società controllate. Amministratori e dirigenti della Coca-Cola, considerati complessivamente, possiedono invece meno dell’1% delle azioni. [SEC]
Altri gruppi finanziari, fra cui State Street, JPMorgan Chase, Morgan Stanley, Geode Capital e Fidelity, compaiono fra gli investitori istituzionali, ma non devono essere sommati indiscriminatamente ai singoli fondi da essi amministrati, poiché ciò produrrebbe duplicazioni. Occorre inoltre distinguere Berkshire Hathaway, che detiene una partecipazione stabile nel proprio patrimonio, da Vanguard e BlackRock, che esercitano diritti patrimoniali o di voto su azioni possedute prevalentemente attraverso fondi e strumenti finanziari sottoscritti dai loro clienti.
La Coca-Cola non è dunque controllata da un singolo individuo o da una famiglia, ma è profondamente inserita nel cuore della finanza istituzionale mondiale. La presenza simultanea dei maggiori gestori patrimoniali del pianeta documenta una struttura nella quale pochi grandi intermediari concentrano una notevole capacità di voto, interlocuzione con il consiglio di amministrazione e influenza sugli indirizzi societari. Più che una semplice azienda americana, The Coca-Cola Company costituisce oggi uno dei nodi economici, logistici e simbolici del capitalismo globale. Insomma, stiamo parlando del gota dello stato profondo globalista.
Piccola nota
Mancanza di tempo non mi consentono purtroppo di completare l’articolo. Tuttavia, altri possono farlo non solo approfondendo quanto già ho pubblicato (soprattutto i pragrafi da 3 a 7) perché scritto troppo in fretta, ma anche cercando nuove frontiere. Ad esempio: quali intrecci e ruolo ha avuto la Coca-Cola con il sionismo e la creazione dello Stato d’Israele? E quali, se vi sono, i suoi legami con i servizi segreti in particolare CIA e Mossad?
Note

La soda fountain nacque nel 1850, quando le persone cercavano bevande alla fontana nella farmacia locale per curare disturbi fisici. A quel tempo, molte bevande alla spina erano miscele o estratti di droghe aromatizzate ed effervescenti. La cocaina e la caffeina erano tra le droghe più popolari presenti nelle bevande farmaceutiche: questa combinazione veniva utilizzata per il trattamento del mal di testa. Quando i pazienti cominciavano a soffrire di mal di testa di rimbalzo, tornavano ancora e ancora per bere altri drink per curare il loro dolore. Ai pazienti piaceva visitare il distributore di soda per prendere un po’ di energia: all’epoca si credeva ampiamente che gli stimolanti fossero sicuri ed efficaci. Le farmacie iniziarono anche a offrire frappè (la ricetta originale prevedeva acqua gassata, latte aromatizzato zuccherato e un uovo crudo) e gelati (soda aromatizzata con una pallina di gelato alla vaniglia) alle loro fontane. La vendita di bevande derivate dalla cocaina era completamente legale, poiché ogni droga era senza prescrizione. Tuttavia, nel 1914, l’Harrison Narcotics Tax Act divenne legge sotto il presidente Woodrow Wilson e vietò l’uso di cocaina e oppiacei nei prodotti da banco. Quasi tutte le farmacie avevano un distributore di soda all’inizio degli anni ’20. A causa del proibizionismo, iniziato nel 1919, i bar stavano chiudendo e la gente aveva bisogno di un posto dove socializzare. 1 All’epoca, le gelaterie erano solitamente attività autonome e non facevano parte di un distributore di bibite.
Non bisogna fare l’errore di confondere la professione di farmacista di quegli anni con quella che conosciamo oggi, perché stiamo parlando di due figure professionali molto diverse. D’altra parte, la storia farmaceutica ha avuto diverse fasi, da quella più prettamente alchemica a quella chimica. Si pensi, ad esempio al significato etimologico di ϕαρμακεία/ pharmakeía e φάρμακον/ phármakon che ha a che fare con la magia e l’incantesimo (cfr. Ga 5:20; Ap 18:23). Un noto medico, botanico e farmacista greco fu Dioscoride, vissuto nel I secolo dopo Cristo a Roma al tempo dell’imperatore Nerone. La grande industria farmaceutica come la conosciamo oggi è più recente, e la si deve proprio all’ingresso dei Rockefeller che aveva già conosciuto in giovane età questo settore tramite il padre che era un mezzo millantatore e che poi, grazie all’alta finanza, ha trasformato quella che originariamente aveva scopi più nobili in un grande business, talché oggi parliamo di Big Pharma. Agli inizi del XX secolo il settore farmaceutico è in una fase di transizione. Ad esempio, il corso di farmaceutica negli Stati Uniti durava due o tre anni e per accedervi era sufficiente la licenza elementare. Sarà a partire dal 1925 che il corso viene prolungato a quattro anni e per accedervi sarà necessario il diploma della High School (a metà tra la scuola media inferiore e la scuola media superiore italiana). Gli anni ’20 hanno segnato un decennio travagliato nella storia dell’educazione farmaceutica poiché le opportunità di carriera erano diminuite con l’industrializzazione dei prodotti farmaceutici, e la farmacia era diventata un’impresa commerciale più ampia. Queste nozioni sono necessarie per capire cosa fosse una farmacia ai tempi di Henry Ness e in cosa consisteva la sua professione di farmacista che c’entra molto poco con quella che conosciamo oggi. In quei giorni le farmacie erano per lo più composte da due sezioni: una parte più interna adibita a laboratorio in cui si producevano gli unguenti e una parte esterna adibita alla vendita. In questa parte esterna era possibile vedere gli scaffali con i vasi colmi di medicamenti di ogni genere, sentire i profumi delle spezie. E poiché il farmacista fondamentalmente preparava i medicamenti, questo richiedeva, in estrema sintesi, una conoscenza approfondita di: tecnica farmaceutica, delle materie prime, di botanica e anche delle leggi dello Stato in cui si operava. Vi erano, ad esempio, le famose “Farmacopee”, ossia delle linee guida da seguire nella preparazione dei medicinali fornite dal governo, ma vi erano pure le farmacopee non ufficiali, spesso un ricettario privato manoscritto, dove i farmacisti annotavano le loro osservazioni, i loro piccoli segreti e preparazioni anche non strettamente farmaceutiche (inchiostri, vernici, fuochi di artificio, dolci…). È in questo periodo che la famiglia Rockefeller acquista gran parte delle farmacie americane per creare le grandi industrie farmaceutiche e assumerne il controllo incontrastato del settore. Siamo agli inizi di quella che poi sarebbe diventata Big Pharma. (cfr. https://aihp.org/wp-content/uploads/2018/12/AACP-D.pdf; https://cen.acs.org/articles/83/i25/PHARMACEUTICAL-GOLDEN-ERA-193060.html ). Ed è in questo periodo che avviene il divorzio tra la Coca-Cola e il settore farmaceutico. Nella foto in basso alcune aziende farmaceutiche americane di inizio Novecento.- La diffusione della “Coca-Cola” aumentò le richieste delle foglie di coca e dalle noci di cola africana. Ma per capire meglio è necessario fare qualche piccolo passo indietro. La coca deriva da due specie di arbusti appartenenti al genere Erythroxylum che crescono lungo la curva orientale esterna della catena delle Ande, dal confine nord del Cile fino al mar dei Caraibi. La specie maggiormente coltivata è coca LAMARCK, una pianta originaria delle Ande peruviane ma che cresce ora lungo tutte le vallate tiepide e umide, poste nella montagna. Dagli indigeni le foglie della coca erano e sono masticate per sopportare la fame, la fatica e i disturbi dovuti all’altitudine; ha pure un impiego come anestetico. Nel luglio del 1884, Sigmund Freud pubblicò Uber Coca , un inno di lode alla droga che, insieme al “Vin Mariani”, un vino di coca prodotto da Angelo Mariani un chimico corso, contribuì alla divulgazione della droga in Europa. Nel 1886, la “coincidenza” volle che contemporaneamente il Dr. William Alexander Hammond, chirurgo generale dell’esercito americano, approvò l’uso medico della cocaina in una riunione della New York Neurological Society. E così durante i primi anni del Novecento furono venduti “tonici” medicinali non regolamentati contenenti ingredienti tra cui cocaina e oppio. Due droghe il cui mercato mondiale era controllato da famiglie ebree aschenazite come i Sassoon, di probabile origine mesopotamica che controlla gran parte del mondo orientale. I Sassoon consacrarono l’alleanza con i Rothschild nel 1887 tramite il matrimonio di Edward Albert Sassoon e Aline Caroline de Rothschild [QUI] Ecco, quindi, che gli interessi dell’ebreo ashkenazita evangelico Asa G. Clander coincidevano con quelli di altre famiglie aschenazite. E così nel 1902 si contavano circa 200.000 tossicodipendenti da cocaina solo negli Stati Uniti, e nel 1907 le importazioni statunitensi di foglie di coca erano addirittura triplicate (QUI) . Non a caso centinaia dei primi film muti di Hollywood raffiguravano scene di uso e traffico di foglie di coca (QUI). Una diminuzione nei consumi si ebbe intorno agli anni ’40 quando la cocaina fu dichiarata illegale negli Stati Uniti. Ma durò poco, perché negli anni ’70 la cocaina riacquistò popolarità come droga ricreativa e resa affascinante dai media popolari statunitensi. Articoli dell’epoca proclamavano che la cocaina non creava dipendenza. Il farmaco era considerato innocuo fino all’emergere del crack nel 1985. Il consumo di cocaina raggiunse il picco negli Stati Uniti nel 1982 con 10,4 milioni di consumatori. Il National Household Survey on Drug Abuse del 1998, ha riferito che la cocaina veniva utilizzata da 3,8 milioni di americani. Nel 1999, la Colombia rimaneva il principale produttore mondiale di cocaina, producendo tre quarti della produzione annua mondiale (QUI). Lo scopo di queste dinastie non è il tornaconto economico – che rappresenta solo un gradito accessorio -, ma il controllo e la gestione del pianeta. E le droghe rientrano in quest’ambito.
Un appello cordiale ma fermo
Molti autori di libri, canali YouTube, Telegram e profili social attingono regolarmente alle nostre ricerche. Lo si riconosce nei contenuti, nei titoli, persino nel vocabolario. Ci rallegra che il nostro lavoro circoli e ispiri; ma la vera ricchezza della conoscenza si manifesta quando si riconosce la fonte.
Dietro ogni nostro contributo vi sono decenni di ricerche, giornate di studio, fatica e confronto critico. Chiamarli “articoli” è talvolta riduttivo: per profondità e rigore sono veri e propri e-book, offerti gratuitamente, senza altro guadagno se non la soddisfazione di condividere verità e chiarezza.
Per questo il nostro ringraziamento più sincero va a chi, spontaneamente e senza alcuna sollecitazione, ha scelto di contribuire: con il loro gesto hanno reso possibile che il progetto continui a vivere. Non troverete mai richieste di donazioni né link evidenti, perché siamo convinti che chi apprezza davvero sappia trovare da sé la via per contattarci e compiere ciò che riconosce come esigenza morale. 📧 E-mail: laveritarendeliberi7@gmail.com
📢 Seguici su Telegram
Unisciti ai nostri canali per non perdere nulla:

