19 Luglio 2024

© by Filippo Chinnici

The Coca- Cola Company è la più grande azienda produttrice di bevande al mondo. Distribuisce più di 500 marche diverse di bevande analcoliche. I suoi prodotti vengono consumati ogni giorno da milioni di persone in tutto il mondo. Eppure ha un’origine peculiare: la dipendenza dalla morfina del suo creatore, un farmacista, medico e alchimista statunitense del XIX secolo, gli intrecci con la massoneria ebraica, il sionismo, le chiese evangeliche e la sua funzionalità al Nuovo Ordine Mondiale.

1. John Stith Pemberton (1831-1888)

Tra il 1886 e il 1887 la Georgia fu uno dei primi stati a proibire la vendita e il consumo di alcol. All’epoca il settore industriale era in piena crescita e gli operai, che avevano giornate lavorative dure ed estenuanti, avevano bisogno di una bevanda stimolante. La Coca-Cola sarebbe diventata la bibita perfetta per lo scopo. In realtà però tutto iniziò con la forte dipendenza dalla morfina di Pemberton che ne consumava in gran quantità come palliativo per il dolore causatagli da una ferita da sciabola risalente al 1865 (durante la Guerra civile americana). Il chimico sapeva che questa droga avrebbe finito per rovinargli la vita, e così decise di mettere a punto uno sciroppo che lo aiutasse a superare la sua dipendenza.

John Stith Pemberton nacque l’8 luglio 1831 a Knoxville, in Georgia; frequentò la scuola locale e nel 1850 si laureò in medicina al Southern Botanical Medical College. A soli diciannove anni divenne medico, combinando la medicina generale e la chirurgia con la sua vasta cultura chimica. A Filadelfia ottenne anche il titolo di farmacista. Pemberton era uno di quelli che all’epoca si definivano “steam doctors”, cioè un medico che nei suoi trattamenti usava bagni di vapore, erbe e altri prodotti naturali. Nel 1853 sposò Ann Eliza Clifford Lewis e un anno dopo nacque il loro unico figlio, Charles Ney Pemberton.

Allo scoppio della Guerra civile, nel 1862, Pemberton si arruolò come tenente dell’esercito confederato e il 16 aprile 1865, durante la battaglia di Columbus, considerata l’ultima del conflitto, fu gravemente ferito all’addome e al petto da una sciabola. Si riprese dalla ferita, ma questa gli provocava un dolore tanto intenso che riusciva a placarlo colo con la morfina. Il consumo continuato della sostanza gli procurò una dipendenza, ma quando si rese conto del problema decise di lottare con tutte le sue forze per trovare una soluzione.

1.A. Il vino di coca

Verso la fine del conflitto Pemberton investì tutti i propri risparmi nella ricerca e sviluppo di un sostituto della morfina. Iniziò a sperimentare con diverse piante, finché inventò la sua prima bevanda, che chiamò Dr. Tuggle’s Compound Syrup of Globe Flower: una specie di sciroppo di Cephalanthus occidentalis, una pianta dai molteplici usi medicinali che può rivelarsi anche tossica.

Visto il successo del prodotto, Pemberton si spostò ad Atlanta, la capitale, dove incluse nei suoi esperimenti anche le foglie di coca (masticata dagli indigeni degli altipiani in Perù e Bolivia) e il vino. Creò così una ricetta che conteneva estratto di coca e damiana (Turnera difusa), a cui diede il nome Pemberton’s French Wine Coca (vino di coca francese di Pemberton). Questo “vino” fu pubblicizzato come un miracolo della medicina, capace di alleviare dipendenze, depressione, nevrastenia (diagnosticata soprattutto alle donne) e, paradossalmente, alcolismo. Ad ogni modo, se il ritrovato non fu sufficiente a curare la dipendenza del suo inventore, la bevanda divenne però estremamente popolare e pubblicizzata per alleviare l’affaticamento mentale e fisico soprattutto degli operai le cui giornate di lavoro erano allora lunghe e faticose.

Una delle prime pubblicità della Coca-Cola

All’epoca erano diffusi i gruppi di lotta contro il consumo di alcool, che in certi casi era diventato una vera e propria piaga sociale. Tra questi vi era il “Movimento per la temperanza” che iniziò a raccogliere consensi in tutto il Paese. Fu allora che una serie di leggi promulgate nel 1886 costrinsero Pemberton a creare una variante analcolica della sua nuova e popolare bevanda. Per farlo chiese aiuto all’amico farmacista Willis E. Venable, con cui lavorò per adattare la formula ai nuovi parametri legislativi. Fu così eliminata la damiana, sostituita dalla noce di cola, una pianta tropicale. Al posto del vino misero uno sciroppo di zucchero. Mentre Pemberton era intento a prepararne un bicchiere, ci aggiunse per sbaglio dell’acqua frizzante, e trasformò così il suo “vino a uso medico” in una miscela adatta a essere venduta nei cosiddetti soda fountain (dal nome dello strumento che dispensava le bibite) delle farmacie che all’epoca negli Stati Uniti erano erano popolari a causa della convinzione che l’acqua gassata fosse buona per la salute, come spiego meglio nel paragrafo 2.A.

1.B. La creazione del marchio e la morte

Fu uno dei soci di Pemberton, l’esperto di marketing Frank Mason Robinson, a pensare al nome e al logo della Coca-Cola. Robertson suggerì che l’etichetta della nuova bibita combinasse i nomi dei suoi ingredienti principali: foglie di coca e noci di cola, quindi “Coca-Cola”. Per il logo, pensò di usare le due “C” maiuscole, che sarebbero state molto distintive, e scelse di usare la grafia Spencerian, che all’epoca era molto comune negli Stati Uniti. Tra i primi distributori di questa nuova bibita frizzante vi era Joseph Jacobs di Atlanta, un ebreo di origine tedesche, che possedeva già una catena di farmacie. Veniva vendita a 5 centesimi al bicchiere, ma le cose non andarono come sperava Pemberton. I problemi finanziari legati alla sua dipendenza da morfina lo costrinsero a svendere.

Alla fine, nel 1888 (altre fonti parlano di 1887), Pemberton dovette vendere la formula ad Asa Griggs Candler, un magnate e politico statunitense che avrebbe poi fondato The Coca-Cola Company, per  appena 2.300 dollari (qualche fonte parla di 1.750 dollari) di origine ebraica e amico e collega di .

Tomba di John_Pemberton

Fu così che John Stith Pemberton, che pure era stato l’inventore della miracolosa formula, non poté goderne i frutti. Pemberton morì di cancro allo stomaco il 16 agosto 1888, all’età di cinquantasette anni, in uno stato di povertà assoluta dovuta alla sua dipendenza da morfina senza conoscere che la sua invenzione sarebbe diventata la bibita più famosa di sempre. Il suo corpo fu restituito a Columbus, in Georgia, dove fu sepolto nel cimitero di Linwood. Sulla sua lapide sono incisi simboli che mostrano il suo servizio nell’esercito confederato e la sua appartenenza alla massoneria. Pemberton faceva parte della loggia Colombia nr. 7, legata a un’obbedienza  massonica canadese di scarso potere nel circuito delle massonerie internazionali. Suo figlio Charles continuò a vendere la formula di suo padre, ma sei anni dopo lo stesso Charles Pemberton morì, dopo aver ceduto alla dipendenza dall’oppio.

2. Asa Griggs Candler (1851-1929)

Quello che pochi sanno, è che Asa Griggs Candler a cui Pemberton fu costretto a svendere la Coca Cola era un ebreo aschenazita di fede evangelica metodista legato alla massoneria ebraica. Asa Griggs Candler proveniva anche lui dal settore chimico-farmacista come Pemberton, così come provenivano dallo stesso settore altri evangelici sionisti come i Rockefeller ed Henry H. Ness, fondatore delle Chiese pentecostali “Assemblee di Dio in Italia”.

A.G. Candler capì il potenziale dello sciroppo brevettato non come farmaco “miracoloso”, ma come semplice bevanda gassata. Il 29 gennaio 1892 fondò la The Coca-Cola Company, e poi inviò venditori in tutti gli Stati Uniti per istruire i farmacisti su come commercializzare la Coca-Cola. Nel 1895, la Coca-Cola si vendeva già in tutti gli Stati Uniti e nel 1898 era entrata in Canada, Hawaii e Messico.

2.A. I primi imbottigliamenti

Le farmacie erano diventati dei luoghi dove le persone s’incontravano per bere qualcosa (analcolico) e socializzare. Vedi 👉 https://youtu.be/ShrYHmxI4c0?feature=shared

La Coca-Cola originariamente aveva un colore piuttosto verdastro a motivo delle erbe con cui veniva prodotta, e veniva pubblicizzata come medicina per alleviare l’affaticamento fisico e mentale, curare le nausee, la dispepsia (da qui l’origine del nome dell’altra azienda “Pepsi-Cola”), i dolori di stomaco e persino la tisi.Essa veniva venduta al banco nei soda fountain di cui ho accennato nel paragrafo 1.B. Mentre i bar erano frequentati solo da adulti e adibiti alla vendita di alcolici, i soda fountain non vendevano bevande alcoliche e molte farmacie dell’epoca erano diventate anche luoghi per socializzare frequentate da famiglie.[Nota 1]

Nel 1894, impressionato dalla crescente domanda e dall’allora innovativo asporto, Joseph Biedenharn installò macchinari per l’imbottigliamento nella parte posteriore del proprio negozio/farmacia in modo che le persone potessero consumarla anche a casa, diventando così il primo a mettere la Coca-Cola in bottiglie. L’imbottigliamento su larga scala avvenne cinque anni dopo, quando nel 1899 tre intraprendenti uomini d’affari di Chattanooga, nel Tennessee, si assicurarono i diritti esclusivi per imbottigliare e vendere la Coca-Cola. I tre imprenditori acquistarono i diritti di imbottigliamento da Asa Candler per appena 1 dollaro. Candler aveva dato vita al sistema di franchising Coca-Cola, che rimane la base dell’attività creando il sistema di imbottigliamento mondiale della Coca-Cola.

Manifesto pubblicitario della Coca-Cola del 1890

Nel 1899 il prodotto viene esportato a Cuba. Quelli sono anni di grandi cambiamenti nel mondo occidentale e sta già emergendo la dinastia Rockefeller. Le esportazioni verso l’Europa inizieranno poco dopo, nel 1901, mentre in Italia arriverà nel 1919 anche se la produzione partirà nel 1927.

Asa G. Candler è l’uomo giusto, al posto giusto, al tempo giusto ed ha molte cose in comune con John D. Rockefeller. Entrambi sono ebrei aschenaziti, entrambi hanno ricevuto una rigida educazione evangelica battista (Asa G. Candler più tardi aderirà al metodismo), entrambi sono intelligenti e cinici per gli affari, entrambi sono legati a circuiti massonici ed entrambi sono funzionali al nuovo mondo che stava arrivando. Asa G. Candler ebbe successo perché funzionale agli interessi di altre famiglie aschenazite.[Nota 2]

Gli introiti milionari fecero sì che ad Asa G. Candler fosse consentito entrare nei circuiti finanziari. E così fonderà la Central Bankand Trust Corp. per investire nel settore immobiliare. Nel 1912 costruirà un grattacielo all’estremità meridionale di Times Square, nel quartiere di Midtown Manhattan di New York City. Il grattacielo esistente ancora oggi porta proprio il suo nome: “Candler Building”. Ma vi è un altro grattacielo che porta lo stesso nome e su cui oggi vi è un importante Hotel. Fu costruito sempre ad Atlanta, nel 1906, sul sito dove allora vi era una Chiesa Evangelica Metodista. Candler fu sindaco di Atlanta dal 1916 al 1919.

Rara lettera su carta intestata decorata della Coca-Cola con ben visibili alcuni immobili di sua prorpietà. La lettera, scritta a mano, porta la data del 5 maggio 1909, ed è firmata dal fondatore dell’azienda “Asa G. Candler”. Il contenuto riguarda le donazioni fatte alla chiesa evangelica. Uno stralcio dice: “Ho deciso da tempo di destinare all’opera della missione cubana abbastanza denaro per rendere permanente l’opera laggiù. La realizzazione dei progetti di Atlanta e Oxford, richiedono molto più denaro di quanto pensavamo quando abbiamo intrapreso i lavori. Ho sperato che la questione cubana potesse attendere anche uno o due anni. Ad ogni modo entro la fine dell’anno (1909) donerò $5.000 all’Allen Memorial Church e $ 20.000 o più al Wesley Memorial $ 20.000, mentre non so se riuscirò a mantenere entro quest’anno i miei impegni con la donazione all’Emory”.

3. L’evangelismo

Asa Griggs Candler, era un devoto evangelico (prima battista e poi metodista) e ha avuto un coinvolgimento significativo nella Chiesa Metodista. La sua fede cristiana è stata una parte importante della sua vita, e ha anche influenzato le sue azioni filantropiche. Candler ha fatto diverse donazioni alla Chiesa Metodista e ad istituzioni educative metodiste, come peraltro si evince da questa lettera. Ed è qui che la storia della Coca-Cola s’incrocia con quella dell’evangelismo di stampo metodista. La chiesa Metodista è stata fondata dal predicatore britannico John Wesley (1703-1791) che era stato iniziato alla Loggia n° 38 della Grande Loggia d’Irlanda (Dix-huitième Siècle, n°17, 1985. Le protestantisme français en France, pag. 43, cit. da G. Butindaro).

Biblioteca Candler

Gli impegni all’Emory, di cui A. Candler parla nella lettera di sopra, li manterrà nel 1914, quando la Chiesa metodista stava cercando di creare un’università e l’Emory College metodista stava cercando di espandersi. Asa G. Candler donò un milione di dollari (equivalente a ca 35 milioni di oggi) e un terreno per edificare per aiutare l’Emory College a espandersi in Un’università. La biblioteca originale della scuola, che adesso ospita aule e sale di lettura, è intitolata proprio a lui. E guarda caso tra i sostenitori principali dell’Università continua ad esserci fino ad oggi la Coca Cola. Suo fratello, Warren Candler, che era un pastore metodista, fu il primo rettore dell’Università che, tra le varie facoltà, comprende anche quella di teologia.

L’Università Emory pur essendo aperta a tutti, risentiva molto dall’influenza Metodista e gli studenti erano fortemente coinvolti nelle attività della Chiesa evangelica, e così le lezioni si tenevano dal martedì al sabato. Questo creava qualche problema per gli studenti ebrei che considerano lo Shabbat un momento di riposo e celebrazione che inizia prima del tramonto del venerdì e termina dopo il tramonto del sabato. Nacquero così delle trattative tra il rettore dell’università e il rabbino ebreo che coinvolsero direttamente anche il proprietario della Coca-Cola come spiegherò nel prossimo paragrafo.

Nel 1922 un ospedale universitario fondato dai metodisti si trasferì nel nuovo campus Druid Hills di Emory per diventare l’Emory University Hospital. Questo ospedale universitario adiacente alla facoltà di medicina dell’università è stato reso possibile grazie a una donazione di quasi 2.000.000 di dollari da parte di Asa Candler (equivalente di oltre 8 miliardi di oggi) . L’università ha svolto un ruolo importante verso l’integrazione degli studenti afroamericani e ebrei nell’università durante la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60. Nelle mie ricerche ho scoperto che molti predicatori e studiodi evangelici, inclusi pentecostali, si sono (de)formati nella facoltà teologica di questa Università che promuovono l’agenda globalista nel mondo religioso attraverso l’ecumenismo [Qui]. Infatti, oggi la facoltà teologica di questa università ha una ruolo influente nel pentecostalismo globalista.[QUI]

4. L’ebraismo

Nel 1919 il figlio maggiore del rabbino di Atlanta Tuvia Geffen iscritto alla Emory University insieme a un altro giovane ebreo, avevano delle difficoltà perché, come detto prima, a quel tempo, agli studenti era richiesto di frequentare le lezioni il sabato e i servizi di culto evangelici la domenica. Il rabbino, allora, incontrò il rettore dell’Università che era il fratello del prorietario della Coca Cola e benefattore dell’Università raggiungendo un accordo che consentisse ai giovani ebrei di rispettare anche lo Shabbat. Considerato che anche i due fratelli Candler – sia il prorpietario della Coca-Cola che suo fratello -, fossero ebrei ne nacque un legame di amicizia. All’inizio degli anni ’30, la figlia del rabbino, Helen, studiava chimica degli alimenti all’Università della Georgia. Nell’ambito di un progetto in classe, ha deciso di analizzare il contenuto della Coca-Cola e ha scoperto che la bevanda conteneva glicerina derivata dal grasso animale. A quel tempo, alcuni rabbini locali avevano concesso la certificazione kosher alla Coca-Cola, o perché non erano a conoscenza della glicerina animale contenuta nella bevanda o in base alla regola 1/60, secondo la quale se l’articolo non kosher è inferiore a 1/60 del totale degli ingredienti, è considerato nullo. Quando il rabbino Tuvia Geffen sentì parlare di questa glicerina ne fu turbato.

Il rabbino contattò Harold Hirsch, un membro di spicco della comunità ebraica di Atlanta e uno dei dirigenti della Coca-Cola, e gli disse che avrebbe dovuto rendere pubblica la scoperta che la Coca-Cola non era kosher. Quando Asa Candler, il patron della Coca-Cola, venne a conoscenza della posizione del rabbino capo cercò, anche questa volta, di assecondare il rabbino. Asa G. Clander era un globalista ancora prima che si parlasse di globalismo. Candler immaginava la Coca-Cola venduta e apprezzata in tutto il mondo, per cui non poteva tollerare che gruppi di persone – ebrei – non avrebbero potuto bere la sua bibita. Perciò, secondo fonti ebraiche, Candler ha deciso di condividere per la prima e unica volta, la loro formula segreta della Coca Cola con il rabbino Geffen. Non solo, ma l’azienda ha accettato anche di adottare i sostituti della glicerina animale e di un derivato a base di mais anche nella formula in modo che che la formula della Coca Cola diventasse non solo kosher ma anche kosher per Pessah, la pasqua ebraica. Una volta apportate queste modifiche, il rabbino emise un hechsher per la Coca-Cola. Si noti la voluta posa massonica del rabbino Geffen. [Qui], [Qui] e [Qui]

5. La grande finanza

Fin dalla sua nascita, la Coca-Cola è stata associata al popolo e alla cultura ebraica. Come abbiamo visto il farmacista Joseph Jacobs era ebreo, così come lo era anche Asa Candler. D’altronde, gli ebrei vivono ad Atlanta sin dalla sua fondazione le loro attività economiche, educative, politiche e culturali hanno plasmato la città, [QUI] e [QUI] per cui sarebbe ingenuo pensare che la Coca Cola, che è nata ad Atlanta, potesse sfuggire al loro controllo. Nel 1919, guarda caso nell’anno in cui il rabbino Tuvia Geffen ha un contatto diretto con Candler – come abbiamo visto nel paragrafo precedente -, quest’ultimo vende l’azienda per 25 milioni di dollari alla Trust Company of Georgia, un gruppo di investitori guidati da Ernest Woodruff. Stiamo parlando di cifre enormi equivalenti a centinaia di miliardi di oggi.[QUI]

Ernest Woodruff era sposato con Emily Caroline Winship, figlia del magnate della fonderia Robert Winship. Naturalmente tutti questi personaggi erano anch’essi ebrei e Woodruff (uomo vicino ai Rothschild) traghetta la Coca-Cola nell’alta finanza. Da quel momento in poi, la Coca-Cola si perde tra i meandri dell’alta finanza controllata dai banchieri sionisti aschenaziti.

Nel 1923, cinque anni dopo che suo padre Ernest aveva acquistato l’azienda da Asa Candler, Robert Woodruff ne divenne il presidente. Mentre Candler aveva piazzato la Coca-Cola in tutti gli Stati Uniti, Robert Woodruff avrebbe trascorso quasi 60 anni come leader dell’azienda introducendo la bevanda in tutto il mondo.

Le attività della Coca-Cola in Israele risalgono agli anni ’60, quando la società fondò una filiale locale. Oggi, Coca-Cola Israel gestisce diversi impianti di produzione e impiega un numero significativo di persone nel paese. I prodotti sono ben integrati nel mercato locale e soddisfano i diversi gusti dei consumatori israeliani.

Non a caso a novembre 2023 il governo turco ha emanato una legge in cui impediva la vendita di Coca Cola nei ristoranti e nei supermercati perché l’azienda è considerata vicino al sionismo [Reuters]. Tuttavia, non bisogna fare l’errore di considerare la compagnia come israeliana così come non è vero che sia americana. La Coca-Cola, come altre multinazionali, è funzionale al sistema globale.

6. Funzionale al Nuovo Ordine Mondiale

È lapalissiano che il Nuovo Ordine Mondiale è governato da multinazionali e megalopoli, non da paesi. E così mentre le aziende guadagnano influenza, il potere degli stati-nazione diminuisce. Più di 30 istituti finanziari hanno asset consolidati superiori a 50 miliardi di dollari ciascuno, il che significa che ciascuno di essi ha più asset di quanto due terzi dei paesi del mondo producono in termini di PIL annuo. Molte delle aziende private più grandi e potenti del mondo non sono più (se mai lo sono state) agenti dei loro paesi “d’origine”, ma stanno diventando a pieno titolo superpotenze apolidi. L’attrattiva costante del soft power americano è radicata in una certa misura nell’attrattiva dei suoi marchi: da Microsoft a McDonald’s, le aziende americane dominano l’indice dei marchi del gigante pubblicitario WPP in termini di visibilità e reputazione. Ma molte di queste aziende non sono tanto americane quanto piuttosto “americane” di facciata (da qui il virgolettato). I loro marchi trascendono la loro origine nazionale, così come le loro ambizioni commerciali. Mentre i paesi hanno bisogno delle aziende come ambasciatori, è molto meno vero il contrario. Non sorprende quindi che la Coca-Cola (o Facebook, Microsoft, Apple, Nestlè, ecc.) possa godere di un tale successo in tutto il mondo indipendentemente dal sentimento del pubblico straniero nei confronti degli Stati Uniti. I casi di alto profilo di società americane che utilizzano prezzi di trasferimento e inversioni per creare conglomerati domiciliati in giurisdizioni a bassa tassazione per eludere gli Stati Uniti le tasse sulle società sono un’ulteriore prova del fatto che le aziende vedono sempre più i paesi non come padroni sovrani a cui obbedire ma come giurisdizioni da negoziare. 

Nel nostro caso specifico di “The Coca-Cola Company”, rivela nel tempo connessioni transnazionali di potere economico, politico, sociale e culturale mentre tenta di configurare e partecipare al capitalismo globale. [QUI] Perciò possiamo parlare di un sistema mondiale Coca-Cola che interconnette a livello internazionale persone e luoghi, collegati attraverso relazioni con l’azienda, il suo capitale, le merci e le materie prime e i testi rappresentativi. Non sono io a dirlo, ma la stessa Coca-Cola Company che concepisce la rete aziendale composta dalla società sottostante, dai suoi imbottigliatori e dai venditori come “il sistema Coca-Cola”.[QUI Naturalmente, nessuna azienda è un sistema mondiale interamente creato da sé; partecipa, influenza ed è modellato dall’economia e dalla politica internazionale che collega mercati, stati, lavoro, consumatori e risorse che a loro volta sono condizionati da “forze superiori”. Ma un’azienda grande e transnazionale come The Coca-Cola Company ha un sistema sociale. . . che ha confini, strutture, gruppi di membri, regole di legittimazione e coerenza.  Questi si sovrappongono per lo più a quelli del più ampio sistema mondiale capitalista internazionale, ma a volte variano leggermente: il sistema Coca-Cola ha alcuni dei propri centri di potere, strutture di governo e logiche giustificative, che rivelano con maggiore specificità il funzionamento di il capitalismo globale e i modi in cui viene modellato anche ai suoi margini. [QUI]

Nel 1919, la Coca-Cola Company, conosciuta allora come oggi per la sua “casa” ad Atlanta, fu reincorporata e ribattezzata Delaware, stabilendo un indirizzo legale con poco più di una casella di posta. Il Delaware è uno dei paradisi fiscali più famosi al mondo, consentendo alle aziende di ridurre drasticamente le tasse statali e di oscurare i profitti realizzati in altri paesi, offrendo allo stesso tempo giurisprudenza e tribunali statali favorevoli alle imprese. Inoltre, il Delaware non tassa le entrate provenienti da “beni immateriali” come marchi, brevetti e diritti d’autore, in altre parole, la produzione immateriale della Società.[QUI] È così che la Coca-Cola Company divenne The Coca-Cola Company.

7. La situazione oggi

Dopo che Candler ebbe preso piede nella Coca-Cola nell’aprile 1888, fu tuttavia costretto a vendere la bevanda che produceva con la ricetta che aveva con i nomi “Yum Yum” e “Koke” e il figlio fu fatto fuori.

Oggi la multinazionale è posseduta per il 68,70% da azionisti istituzionali, per il 6,27% da addetti ai lavori di Coca Cola e per il 25,03% da investitori al dettaglio. Warren E. Buffett è il maggiore azionista individuale della Coca Cola, possedendo 200 milioni di azioni che rappresentano il 4,63% della società, ma i maggiori azionisti includono:

  • Berkshire Hathaway Inc,
  • Vanguard Group Inc, BlackRock Inc.,
  • State Street Corp,
  • VTSMX – Vanguard Total Stock Market Index Fund Investor Shares,
  • VFINX – Vanguard 500 Index Fund Investor Shares,
  • Jp Morgan Chase & Co,
  • Geode Capital Management,
  • Llc, Morgan Stanley e
  • Fmr Llc.

Insomma, stiamo parlando del gota dello stato profondo globalista.

Piccola nota

Mancanza di tempo non mi consentono purtroppo di completare l’articolo. Tuttavia, altri possono farlo non solo approfondendo quanto già ho pubblicato (soprattutto i pragrafi da 3 a 7) perché scritto troppo in fretta, ma anche cercando nuove frontiere. Ad esempio: quali intrecci e ruolo ha avuto la Coca-Cola con il sionismo e la creazione dello Stato d’Israele? E quali, se vi sono, i suoi legami con i servizi segreti in particolare CIA e Mossad?

Note

  1. La soda fountain nacque nel 1850, quando le persone cercavano bevande alla fontana nella farmacia locale per curare disturbi fisici. A quel tempo, molte bevande alla spina erano miscele o estratti di droghe aromatizzate ed effervescenti. La cocaina e la caffeina erano tra le droghe più popolari presenti nelle bevande farmaceutiche: questa combinazione veniva utilizzata per il trattamento del mal di testa. Quando i pazienti cominciavano a soffrire di mal di testa di rimbalzo, tornavano ancora e ancora per bere altri drink per curare il loro dolore. Ai pazienti piaceva visitare il distributore di soda per prendere un po’ di energia: all’epoca si credeva ampiamente che gli stimolanti fossero sicuri ed efficaci. Le farmacie iniziarono anche a offrire frappè (la ricetta originale prevedeva acqua gassata, latte aromatizzato zuccherato e un uovo crudo) e gelati (soda aromatizzata con una pallina di gelato alla vaniglia) alle loro fontane. La vendita di bevande derivate dalla cocaina era completamente legale, poiché ogni droga era senza prescrizione. Tuttavia, nel 1914, l’Harrison Narcotics Tax Act divenne legge sotto il presidente Woodrow Wilson e vietò l’uso di cocaina e oppiacei nei prodotti da banco. Quasi tutte le farmacie avevano un distributore di soda all’inizio degli anni ’20. A causa del proibizionismo, iniziato nel 1919, i bar stavano chiudendo e la gente aveva bisogno di un posto dove socializzare. 1 All’epoca, le gelaterie erano solitamente attività autonome e non facevano parte di un distributore di bibite.
    Non bisogna fare l’errore di confondere la professione di farmacista di quegli anni con quella che conosciamo oggi, perché stiamo parlando di due figure professionali molto diverse. D’altra parte, la storia farmaceutica ha avuto diverse fasi, da quella più prettamente alchemica a quella chimica. Si pensi, ad esempio al significato etimologico di ϕαρμακεία/ pharmakeía e φάρμακον/ phármakon che ha a che fare con la magia e l’incantesimo (cfr. Ga 5:20; Ap 18:23). Un noto medico, botanico e farmacista greco fu Dioscoride, vissuto nel I secolo dopo Cristo a Roma al tempo dell’imperatore Nerone. La grande industria farmaceutica come la conosciamo oggi è più recente, e la si deve proprio all’ingresso dei Rockefeller che aveva già conosciuto in giovane età questo settore tramite il padre che era un mezzo millantatore e che poi, grazie all’alta finanza, ha trasformato quella che originariamente aveva scopi più nobili in un grande business, talché oggi parliamo di Big Pharma. Agli inizi del XX secolo il settore farmaceutico è in una fase di transizione. Ad esempio, il corso di farmaceutica negli Stati Uniti durava due o tre anni e per accedervi era sufficiente la licenza elementare. Sarà a partire dal 1925 che il corso viene prolungato a quattro anni e per accedervi sarà necessario il diploma della High School (a metà tra la scuola media inferiore e la scuola media superiore italiana). Gli anni ’20 hanno segnato un decennio travagliato nella storia dell’educazione farmaceutica poiché le opportunità di carriera erano diminuite con l’industrializzazione dei prodotti farmaceutici, e la farmacia era diventata un’impresa commerciale più ampia. Queste nozioni sono necessarie per capire cosa fosse una farmacia ai tempi di Henry Ness e in cosa consisteva la sua professione di farmacista che c’entra molto poco con quella che conosciamo oggi. In quei giorni le farmacie erano per lo più composte da due sezioni: una parte più interna adibita a laboratorio in cui si producevano gli unguenti e una parte esterna adibita alla vendita. In questa parte esterna era possibile vedere gli scaffali con i vasi colmi di medicamenti di ogni genere, sentire i profumi delle spezie. E poiché il farmacista fondamentalmente preparava i medicamenti, questo richiedeva, in estrema sintesi, una conoscenza approfondita di: tecnica farmaceutica, delle materie prime, di botanica e anche delle leggi dello Stato in cui si operava. Vi erano, ad esempio, le famose “Farmacopee”, ossia delle linee guida da seguire nella preparazione dei medicinali fornite dal governo, ma vi erano pure le farmacopee non ufficiali, spesso un ricettario privato manoscritto, dove i farmacisti annotavano le loro osservazioni, i loro piccoli segreti e preparazioni anche non strettamente farmaceutiche (inchiostri, vernici, fuochi di artificio, dolci…). È in questo periodo che la famiglia Rockefeller acquista gran parte delle farmacie americane per creare le grandi industrie farmaceutiche e assumerne il controllo incontrastato del settore. Siamo agli inizi di quella che poi sarebbe diventata Big Pharma. (cfr. https://aihp.org/wp-content/uploads/2018/12/AACP-D.pdf; https://cen.acs.org/articles/83/i25/PHARMACEUTICAL-GOLDEN-ERA-193060.html ). Ed è in questo periodo che avviene il divorzio tra la Coca-Cola e il settore farmaceutico. Nella foto in basso alcune aziende farmaceutiche americane di inizio Novecento.

  2. La diffusione della “Coca-Cola” aumentò le richieste delle foglie di coca e dalle noci di cola africana. Ma per capire meglio è necessario fare qualche piccolo passo indietro. La coca deriva da due specie di arbusti appartenenti al genere Erythroxylum che crescono lungo la curva orientale esterna della catena delle Ande, dal confine nord del Cile fino al mar dei Caraibi. La specie maggiormente coltivata è coca LAMARCK, una pianta originaria delle Ande peruviane ma che cresce ora lungo tutte le vallate tiepide e umide, poste nella montagna. Dagli indigeni le foglie della coca erano e sono masticate per sopportare la fame, la fatica e i disturbi dovuti all’altitudine; ha pure un impiego come anestetico. Nel luglio del 1884, Sigmund Freud pubblicò Uber Coca , un inno di lode alla droga che, insieme al “Vin Mariani”, un vino di coca prodotto da Angelo Mariani un chimico corso, contribuì alla divulgazione della droga in Europa. Nel 1886, la “coincidenza” volle che contemporaneamente il Dr. William Alexander Hammond, chirurgo generale dell’esercito americano, approvò l’uso medico della cocaina in una riunione della New York Neurological Society. E così durante i primi anni del Novecento furono venduti “tonici” medicinali non regolamentati contenenti ingredienti tra cui cocaina e oppio. Due droghe il cui mercato mondiale era controllato da famiglie ebree aschenazite come i Sassoon, di probabile origine mesopotamica che controlla gran parte del mondo orientale. I Sassoon consacrarono l’alleanza con i Rothschild nel 1887 tramite il matrimonio di Edward Albert Sassoon e Aline Caroline de Rothschild [QUI] Ecco, quindi, che gli interessi dell’ebreo aschenazita evangelico Asa G. Clander coincidevano con quelli di altre famiglie aschenazite. E così nel 1902 si contavano circa 200.000 tossicodipendenti da cocaina solo negli Stati Uniti, e nel 1907 le importazioni statunitensi di foglie di coca erano addirittura triplicate (QUI) . Non a caso centinaia dei primi film muti di Hollywood raffiguravano scene di uso e traffico di foglie di coca (QUI). Una diminuzione nei consumi si ebbe intorno agli anni ’40 quando la cocaina fu dichiarata illegale negli Stati Uniti. Ma durò poco, perché negli anni ’70 la cocaina riacquistò popolarità come droga ricreativa e resa affascinante dai media popolari statunitensi. Articoli dell’epoca proclamavano che la cocaina non creava dipendenza. Il farmaco era considerato innocuo fino all’emergere del crack nel 1985. Il consumo di cocaina raggiunse il picco negli Stati Uniti nel 1982 con 10,4 milioni di consumatori. Il National Household Survey on Drug Abuse del 1998, ha riferito che la cocaina veniva utilizzata da 3,8 milioni di americani. Nel 1999, la Colombia rimaneva il principale produttore mondiale di cocaina, producendo tre quarti della produzione annua mondiale (QUI). Lo scopo di queste dinastie non è il tornaconto economico – che rappresenta solo un gradito accessorio -, ma il controllo e la gestione del pianeta. E le droghe rientrano in quest’ambito.

 

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