19 Luglio 2024

Crollo di euro e dollaro e le nuove valute sostenute dall’oro

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L’adozione di valute garantite da materie prime da parte del Sud del mondo condurrà al crollo del dollaro USA creando nuovi equilibri nel commercio internazionale.

by Filippo Chinnici

Cominciamo con il sottolineare che uno dei punti salienti del festino tenutosi al World Economic Forum 2023 a Davos, in Svizzera, e conclusosi ieri, è stato quando il ministro delle finanze saudita Mohammed al-Jadaan, in un forum sulla “trasformazione dell’Arabia Saudita”,  ha chiarito che Riyadh “prenderà in considerazione il commercio di valute diverso dal dollaro USA”. [QUI]

Questo significa che la strada per il PetroYuan è dietro l’angolo, pure se saggiamente Al-Jadaan si è protetto le spalle aggiungendo: “Godiamo di una relazione molto strategica con la Cina e godiamo della stessa relazione strategica con altre nazioni, inclusi gli Stati Uniti, e vogliamo svilupparla con l’Europa e altri Paesi”.

Inoltre, va sottolineato che le banche centrali di Iran e Russia stanno da tempo studiando l’adozione di una “moneta stabile” per gli accordi commerciali con l’estero, in sostituzione del dollaro USA, del rublo e del rial. Infatti il popolo delle cripto è già sul piede di guerra, rimuginando i pro e i contro di una valuta digitale emessa dalla banca centrale (CBDC) sostenuta dall’oro per il commercio che sarà de facto insensibile alle pressioni del dollaro USA qualora fosse usato come arma.

1. Una valuta digitale supportata dall’oro

La questione davvero interessante, è che questa valuta digitale sostenuta dall’oro sarebbe particolarmente efficace nella Zona Economica Speciale (SEZ) di Astrakhan, città russa che si affaccia sul Mar Caspio. E molti dimenticano che quello di Astrakhan è il porto fluviale della Russia, il cui movimento commerciale è aumentato considerevolmente in seguito all’apertura del canale Volga-Don e della via di navigazione interna Volga-Baltico. La città è collegata da una linea ferroviaria a Volgograd e a Saratov. Il suo porto partecipa all’International North South Transportation Corridor (INTSC) con la Russia che elabora merci che viaggiano attraverso l’Iran su navi mercantili fino all’Asia occidentale, all’Africa, all’Oceano Indiano e all’Asia meridionale.

Il successo dell’International North South Transportation Corridor (INTSC) – progressivamente legato a una una valuta digitale emessa dalla banca centrale sostenuta dall’oro -, dipenderà in gran parte dal fatto che decine di nazioni asiatiche, dell’Asia occidentale e africane si rifiutino di applicare le sanzioni dettate dagli Stati Uniti sia alla Russia che all’Iran.

Allo stato attuale, le esportazioni sono principalmente quelle legate all’energia e ai prodotti agricoli. Le aziende iraniane sono il terzo più grande importatore di grano russo. Le prossime importazioni riguarderanno turbine, polimeri, attrezzature mediche e parti di automobili. Solo la sezione Russia-Iran dell’INSTC rappresenta un business da 25 miliardi di dollari l’anno. E poi c’è l’aspetto energetico cruciale dell’INSTC – i cui attori principali sono la triade Russia-Iran-India.

Gli acquisti di greggio russo da parte dell’India hanno avuto negli ultimi anni una crescita esponenziale. Oggi l’India è il terzo importatore mondiale di petrolio. A dicembre ha ricevuto 1,2 milioni di barili dalla Russia che da diversi mesi si posiziona davanti a Iraq e Arabia Saudita come primo fornitore di Delhi.

2. Un sistema di pagamento più equo

E poi c’è il Sudafrica a cui quest’anno spetta il turno di presidenza dei BRICS. E, guarda caso, proprio quest’anno segnerà l’inizio dell’espansione dei BRICS+, con nazioni che si sono già candidate per entrare che vanno dall’Algeria all’Iran e dall’Argentina alla Turchia passando per Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti. Non è affatto una coincidenza che le esercitazioni militari congiunte di Cina e Russia si terranno a breve proprio in Sudafrica.

Il ministro degli Esteri sudafricano Naledi Pandor ha appena confermato che i BRICS vogliono trovare un modo per aggirare il dollaro USA e quindi bisogna sviluppare un sistema di pagamento più equo e non sbilanciato verso i Paesi più ricchi.

Poi abbiamo Yaroslav Lissovolik, capo del dipartimento analitico delle attività aziendali e di investimento della Russian Sberbank, che da anni ormai è un sostenitore di una più stretta integrazione dei BRICS e dell’adozione di una valuta di riserva BRICS. Lissovolik ci ricorda che la prima proposta di creare una nuova valuta di riserva basata su un paniere di valute dei paesi BRICS  è stata formulata dal Valdai Club nel 2018.

3. Perché R5+

L’idea originale ruotava attorno a un paniere di valute simile al modello dei diritti speciali di prelievo (DSP), composto dalle valute nazionali dei membri BRICS e poi, più avanti, da altre valute del circolo ampliato che possiamo definire “BRICS+”.

Lissovolik spiega che la scelta delle valute nazionali BRICS aveva senso perché queste erano tra le valute più liquide nei mercati emergenti. Il nome della nuova valuta di riserva (R5 o R5+) era basato sulle prime lettere delle valute BRICS che iniziano tutte con la lettera R (Real brasiliano, Rublo russo, Rupia indiana, Renminbi cinese, Rand sudafricano).

Questo significa che i BRICS dispongono già di una piattaforma per le loro approfondite riflessioni nel 2023. Nel lungo periodo, la valuta R5 BRICS potrebbe iniziare a svolgere il ruolo di accordi/pagamenti nonché riserva di valore/riserve per le banche centrali delle economie di mercato emergenti.

È praticamente certo che lo yuan cinese sarà prominente fin dall’inizio, approfittando del suo “status di riserva già avanzata”. E poi abbiamo i potenziali candidati che potrebbero entrare a far parte del paniere di valute R5+ che sono; il dollaro di Singapore e il dirham degli Emirati Arabi Uniti.

Il progetto R5, o R5+ si interseca con ciò che è stato progettato presso l’ Unione Economica Eurasiatica (EAEU) , guidata dal Ministro della Macroeconomia della Commissione Economica Eurasiatica, Sergey Glazyev.

4. Un nuovo “gold standard”

Nel suo ultimo articolo pubblicato su Golden Ruble 3.0 , Glazyev fa un riferimento a due ormai famigerati rapporti dello stratega del Credit Suisse, Zoltan Pozsar, già funzionario della Federal Reserve e oggi Credit Suisse Global Head of Short-Term Interest Rate Strategy. Pozsar è un convinto sostenitore di Bretton Woods III, un’idea che ha avuto un enorme successo tra gli scettici della Federal Reserve. Il report, molto articolato e complesso – War and Commodity Encumbrance  (27 dicembre) e  War and Currency Statecraft  (29 dicembre) -, è stato spiegato, a mio avviso con grande capacità di sintesi, dal consulente finanziario F. Carrino in questo video che segue.

 

La cosa piuttosto intrigante è che l’americano Zoltan Pozsar, adesso cita esplicitamente il russo Sergey Glazyev, e viceversa, palesando un’affascinante quanto anomala convergenza di vedute che non può non indurci a congetturare (qualcuno lo definirà “complottismo”) che alla fine, molto in alto, vi sia un’unica cabina di regia.

Ad ogni modo, iniziamo con l’enfasi che Sergey Glazyev da all’oro. Rileva l’attuale accumulo di saldi di cassa multimiliardari sui conti degli esportatori russi in valute “deboli” nelle banche dei principali partner economici esteri della Russia: nazioni EAEU, Cina, India, Iran, Turchia e Emirati Arabi Uniti. Quindi procede spiegando come l’oro possa essere l’unico strumento per combattere le sanzioni occidentali qualora i prezzi di petrolio e gas, di cibo e fertilizzanti, di metalli e minerali solidi fossero rivisti:

“Fissare il prezzo del petrolio in oro al livello di 2 barili per 1 grammo, darà un secondo aumento del prezzo dell’oro in dollari, ha calcolato lo stratega del Credit Suisse, Zoltan Pozsar. Sarebbe una risposta adeguata ai ‘tetti di prezzo’ introdotti dall’occidente, una sorta di base solida. E l’India e la Cina possono tranquillamente prendere il posto delle attuali maggiori compagnie al mondo di commodity trading come Glencore e Trafigura”.

Sergey Glazyev

Pertanto, qui vediamo come le opinioni di Glazyev e Pozsar incredibilmente convergano. Molti dei principali attori di New York rimarranno stupiti.

Glazyev traccia quindi la strada verso Gold Ruble 3.0. Va ricordato che il primo gold standard è stato imposto dai Rothschild nel 19° secolo, che “dava loro l’opportunità di subordinare l’Europa continentale al sistema finanziario britannico attraverso prestiti in oro”. Il rublo d’oro 1.0, scrive Glazyev, “ha fornito il processo di accumulazione capitalista”.

Il Golden Ruble 2.0, dopo Bretton Woods, “ha assicurato una rapida ripresa economica dopo la guerra”. Ma poi il “riformatore Krusciov annullò l’ancoraggio del rublo all’oro, attuando la riforma monetaria nel 1961 con l’effettiva svalutazione del rublo di 2,5 volte, formando le condizioni per la successiva trasformazione del paese [Russia] in una “appendice della materia prima del sistema finanziario occidentale”.

Ciò che Glazyev propone ora, è che la Russia aumenti l’estrazione dell’oro fino al 3% del PIL: la base per una rapida crescita dell’intero settore delle materie prime (30% del PIL russo). Con il Paese che diventa leader mondiale nella produzione di oro, ottiene “un rublo forte, un budget forte e un’economia forte”.

5. Tutte le uova del Sud del mondo in un unico paniere

Nel frattempo, al centro delle discussioni EAEU, Glazyev sembra progettare una nuova valuta non solo basata sull’oro, ma in parte basata sulle riserve di petrolio e gas naturale dei paesi partecipanti. Pozsar sembra considerarlo potenzialmente inflazionistico: potrebbe esserlo se si traducesse in qualche eccesso, considerando che la nuova valuta sarebbe legata a una base così ampia.

In via ufficiosa, fonti bancarie di New York ammettono che il dollaro USA sarebbe spazzato via, poiché è una valuta fiat senza valore, se Sergey Glazyev collegasse la nuova valuta all’oro. Il motivo è che il sistema di Bretton Woods non ha più una base aurea e non ha valore intrinseco, come la criptovaluta FTX. Anche il piano di Sergey Glazyev che collega la valuta al petrolio e al gas naturale sembra essere vincente.

Quindi, in effetti, Glazyev potrebbe creare l’intera struttura valutaria per quello che Pozsar ha chiamato, quasi per scherzo, il “G7 dell’Est”, ossia gli attuali cinque BRICS più i prossimi due che saranno i primi nuovi membri di BRICS+.

Sia Glazyev che Pozsar sanno meglio di chiunque altro che quando fu creato Bretton Woods, gli Stati Uniti possedevano la maggior parte dell’oro della banca centrale e controllavano metà del PIL mondiale. Questa è stata la base per cui gli Stati Uniti hanno preso il controllo dell’intero sistema finanziario globale, ma adesso non è più così. Vaste fasce di economisti e leader politici del mondo non occidentale stanno prestando molta attenzione a Glazyev e alla spinta verso una nuova valuta diversa dal dollaro USA, completa di un nuovo gold standard che col tempo sostituirà totalmente il dollaro USA.

Pozsar sa perfettamente come Glazyev stia perseguendo una formula con un paniere di valute (come suggerito da Lissovolik) per quanto abbia capito l’innovativa spinta verso il PetroYuan. Egli descrive così le ramificazioni industriali:

“Poiché, come abbiamo appena affermato, Russia, Iran e Venezuela detengono circa il 40 % delle riserve petrolifere accertate del mondo, e ciascuno di essi sta attualmente vendendo petrolio alla Cina in cambio di renminbi con un forte sconto, riteniamo che la decisione di BASF di ridimensionare definitivamente le sue operazioni presso la propria pianta principale di Ludwigshafen e invece spostare le sue operazioni chimiche in Cina è stato motivato dal fatto che la Cina si sta assicurando energia a prezzi scontati e non gonfiati come l’Europa.

6. La corsa per sostituire il dollaro

Un aspetto chiave è che le principali industrie ad alta intensità energetica molto probabilmente si trasferiranno in Cina. Pechino è diventata un grande esportatore di gas naturale liquefatto russo (GNL) in Europa, mentre l’India è diventata un grande esportatore di petrolio russo e prodotti raffinati come il diesel, sempre in Europa. Sia la Cina che l’India – membri BRICS – acquistano direttamente dalla Russia, un altro membro BRICS, a prezzi bassi rispetto a quello di mercato per poi rivendere all’Europa con un notevole profitto. È evidente che le sanzioni dell’Occidente contro la Federazione Russa sono solo un’immensa bufala che colpisce solo chi le ha fatte. Le sanzioni, oltre a colpire qualche oligarca sacrificabile, sono illogiche azioni suicide. Pertanto, sapendo come gira il mondo e che coloro i quali chiamiamo “classe dirigente” europea sono solo dei passacarte, viene da chiedersi se questi leader occidentali non siano stati indotti a queste azioni kamikaze contro l’Occidente stesso proprio per andare nella direzione già disegnata da altri.

Nel frattempo, è iniziata la corsa per costituire il nuovo paniere di valute per una nuova unità monetaria. Questo dialogo a distanza tra Glazyev e Pozsar diventerà secondo me ancora più affascinante, poiché Glazyev cercherà di trovare una soluzione a quanto affermato da Pozsar: lo sfruttamento delle risorse naturali per la creazione della nuova moneta potrebbe essere inflazionistico se aumentasse anche l’offerta di moneta velocemente. Il dominio economico dei BRICS+ potrebbe non durare più di 7 anni secondo me – qualunque tossicità possa essere inventata dall’altra parte dell’Atlantico.

Dietro la crisi Ucraina (= margine, precipizio) – crocevia tra Occidente e Russia -, si sta giocando il conflitto che riguarda non solo i biolab del deep state di Washington come ho scritto pochi minuti dopo l’inizio dell’operazione militare ma anche, tra mille altre cose, il conflitto per la supremazia monetaria.

Quello che emerge alla fine, per quel che comprendo, è che dal punto di vista geoeconomico gran parte del Sud del mondo si sta già dirigendo verso il blocco guidato da Russia/Cina. Insomma, come diciamo da sempre nel nostro canale Telegram -, si sta ridisegnando il mondo. Sono del parere che il mondo che conosciamo, quello disegnato l’indomani la fine della seconda guerra mondale, appartiene già al passato. Un nuovo ordine mondiale sta già sorgendo, anzi è già qui, e man mano che sorge diventerà sempre più visibile finché non arriva mezzogiorno e lo vedranno tutti. Non è il Nuovo Ordine Mondiale di Davos, no, ma quello multipolare che dovrebbe rispettare le identità nazionali e culturali.

Sia chiaro, che operazioni del genere non sono improvvisate. Non possono esserlo. Né possono essere decisi solo da circuiti più o meno massonici, come qualcuno ingenuamente potrebbe pensare. Qui vi è molto, ma molto, ma molto, di più di quello che vediamo. Qui vi è molto, ma molto, ma molto di più di quello che possiamo persino immaginare.

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