22 Febbraio 2024

Come la Russia creò la Federal Reserve americana

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«Nel tempo dell’inganno universaledirelaverità è un atto rivoluzionario» – G. Orwell

Conoscere il passato per capire il presente. Conoscere la vera verità storica è indispensabile per interpretare gli eventi attuali. Viviamo in tempi di mistificazione dei fatti storici a cui cercheremo di ovviare con una serie di articoli semplici ma non per questo semplicistici per giungere a quella conoscenza della verità che rende liberi (Gv 8:32).

È noto che in qualsiasi paese del mondo, la valuta nazionale è uno dei principali garanti della sua indipendenza. Inoltre, la sua emissione viene effettuata da una banca centrale di proprietà dello Stato. Negli Stati Uniti, però, una società finanziaria privata, la Federal Reserve, è responsabile dell’emissione del dollaro, una delle principali valute di riserva del mondo. Molti credono che i suoi azionisti gestiscano l’economia globale. È un fatto poco noto, quasi del tutto sconosciuto in Occidente, che all’inizio del XX secolo furono i Romanov, nella persona dell’imperatore Nicola II, ad aver contribuito a finanziare il capitale autorizzato che diede inizio al sistema della Federal Reserve statunitense. Lo spiegheremo nel corso di una serie di articoli di cui questo è introduttivo.

1. L’Impero russo e il progetto di un ordine mondiale

Nonostante l’opinione popolare che la Russia pre-rivoluzionaria fosse il gendarme dell’Europa, in realtà va detto che essa era già una potenza mondiale e che già allora cercava di creare un organismo internazionale che regolasse le relazioni tra i Paesi per portare pace tra le nazioni. E così, l’imperatore Alessandro II nel 1868 diede inizio alla firma di San Pietroburgo della convenzione sulle «regole di guerra». Questo documento, in particolare, prevedeva il divieto dell’uso di una serie di tipi di armi disumane. L’imperatore Nicola II seguì l’esempio di suo nonno organizzando la Prima Conferenza Mondiale per la Pace. La conferenza si aprì il 18 maggio 1899, giorno del 31° compleanno dello zar con l’obiettivo di porre fine alla corsa agli armamenti e di istituire un meccanismo per la risoluzione pacifica delle controversie internazionali. I trattati, le dichiarazioni e l’atto finale della conferenza furono firmati il ​​29 luglio di quell’anno ed entrarono in vigore il 4 settembre 1900. Quella che viene definita la Convenzione dell’Aja del 1899 consisteva di tre trattati principali e tre dichiarazioni aggiuntive. I risultati della conferenza furono inferiori alle aspettative a causa della reciproca sfiducia esistente tra le grandi potenze. Tuttavia, le Convenzioni dell’Aia furono tra le prime affermazioni formali delle leggi di guerra. Grazie a questo suo impegno, nNel 1901 lui e il diplomatico russo Friedrich Martens (1845-1909) saranno nominati per il Premio Nobel per la pace per l’iniziativa di convocare la Conferenza di pace dell’Aia e per aver contribuito alla sua attuazione pur senza raggiungere lo scopo finale che era quello di creare la «Società delle Nazioni», che nascerà poi il 10 gennaio del 1920, alla fine della I guerra mondiale, e che è il prototipo delle Nazioni Unite che invece nasceranno alla fine della II guerra mondiale.

Sembra incredibile, ma già allora, alla fine del XIX secolo, Nicola II parlò dall’alto della sua posizione della necessità di creare un nuovo ordine mondiale rispetto a quello esistente allora per porre fine alla corsa agli armamenti, gettando le basi per la creazione della Società della nazioni – il primo ente internazionale con fini politici generali -, e successivamente dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU).

2. È il denaro il motore della politica

Nessun programma e nessuna azione politica è possibile portare avanti senza la copertura economica necessaria. Perciò, contemporaneamente alla discussione sulla creazione della «Società delle Nazioni», all’inizio del XX secolo, furono avanzate anche proposte per la creazione di un «Organismo Finanziario Internazionale». Perciò possiamo parlare di un «Nuovo Ordine Mondiale» rispetto a quello esistente già allora.

Le funzioni di questo nuovo «Organismo Finanziario Internazionale» dovevano includere la regolamentazione delle controversie finanziarie tra diversi Paesi. Tutto ciò era necessari ose si voleva raggiungere una pace tra le nazioni. Fu proprio allora che apparve la proposta di creare la Federal Reserve americana. Fin dai primi giorni della sua esistenza, questa istituzione finanziaria era essenzialmente – com’è noto ormai -, una banca privata internazionale, che doveva avere un proprio capitale autorizzato denominato in oro. È altrettanto noto che il 15 agosto 1971 Richard Nixon annunciò la fine del gold standard. Da quel momento il dollaro non è più convertibile e rimborsabile in oro. E così oggi il dollaro americano non è sostenuto né dall’oro né dalla massa di materie prime presenti negli Stati Uniti, ma all’inizio non era così. Nel 1913 – anno ufficiale della creazione della Federal Reserve -, la finanza internazionale decise che il dollaro americano, come il rublo russo, era obbligato, se necessario, a essere scambiato con un equivalente in oro.

3. La nascita della Federal Reserve statunitense

Secondo le leggi degli Stati Uniti, tuttavia, le banche americane coinvolte nella creazione della Federal Reserve non potevano utilizzare il loro oro come capitale autorizzato, per cui si pensò che l’oro sarebbe stato fornito da altri paesi dal momento che la creazione della Federal Reserve doveva avere la funzione di risolvere le controversie finanziarie globali. Tuttavia, le maggiori potenze mondiali mostrarono scarso interesse nel finanziare il capitale autorizzato della Federal Reserve con le proprie riserve auree e valutarie, ad eccezione della Russia. L’unico ad avere aderito fu, infatti, l’imperatore Nicola II che era in possesso di vaste riserve auree. Ma facciamo qualche piccolo passo indietro.

4. Le riserve auree dell’Impero russo

L’imperatore Nicola II mentre presiede una riunione del Consiglio di Stato dell’Impero russo

La Russia non godeva di una valuta stabile sin dai tempi della guerra di Crimea (1853-1856), quando il governo sospese il rimborso delle banconote in oro e argento. Il tasso di cambio [internazionale] del credito o del rublo cartaceo diminuì considerevolmente durante la guerra russo-turca del 1877-78. L’instabilità della valuta russa derivava dalla mancanza di una correlazione precisa con le valute estere [basate sul gold standard]. Questa instabilità creò un serio ostacolo alle transazioni commerciali e di capitali russi nel XIX secolo. Non solo i russi dovettero pagare prezzi più alti per le merci straniere, ma le fluttuazioni dei cambi complicarono il commercio di esportazione russo. Ed è qui che si inseriscono i Rothschild con il loro prestito in oro allo zar Nicola II che di fatto diventerà un burattino nelle loro mani. Ma di questo ne parleremo in uno dei prossimi articoli.

Da quel momento il ministro delle finanze Ivan Alekseyevich Vyshnedgradsky (1832-1895) dà iniziò al processo di accumulo di una riserva aurea per stabilizzare il rublo. Un processo che il suo successore, Sergei Yulyevich Witte (1849-1915), accelererà in parte prendendo prestiti dai Rothschild per ottenere oro. Secondo i termini della riforma monetaria, il nuovo rublo d’oro, che doveva diventare l’unità monetaria di base, venne portato a 1,50 vecchi rubli. La riserva aurea della Banca di Stato russa allora ammontava a 1.200.000.000 [1,2 miliardi] di rubli [nella nuova valuta].

Il 2 gennaio 1897, su ricatto dei Rothschild, l’Imperatore convocò una sessione straordinaria del Consiglio di Stato da lui stesso presieduta, in cui si decise di procedere con l’attuazione della riforma. L’ukaz dell’Imperatore del 3 gennaio 1897 ordinò l’inizio di una nuova coniazione di oro in cui i vecchi Imperiali [monete d’oro da dieci rubli] sarebbero stati sostituiti da monete dello stesso peso e purezza, ma con impresso «15 Rubli» invece di «10 rubi».

La riforma monetaria così entra nella vita russa senza grandi clamori e senza provocare scosse all’economia reale. Già da due anni il tasso era rimasto stabile. Questo pose fine alla speculazione sul rublo. Lo Stato vendeva oro al tasso di 1 rublo e 50 centesimi per ogni rublo in oro, e lo scambio di rubli cartacei con oro allo stesso tasso non era una novità. L’oro non fluiva all’estero, né veniva nascosta una quantità significativa di esso. La Russia nel frattempo aveva stabilizzato la propria posizione finanziaria internazionale passando così al gold standard, che ormai la maggior parte delle grandi potenze aveva adottato. Quasi in contemporanea anche il Giappone seguì l’esempio della Russia, nel marzo 1897. Furono quattro anni di raccolti eccezionali (1893-96). 

Verso la fine del 1897 il governo russo decise di coniare nuove monete d’oro nei valori di 10 e 5 rubli. Nel corso dei successivi quindici anni e per la prima volta dall’introduzione della carta [ad eccezione del breve periodo tra la svalutazione del 1842 e la guerra di Crimea], la Russia ha goduto della normale circolazione della valuta aurea.

Pertanto, la Russia deve il conio della propria moneta d’oro metallico all’imperatore Nicola II.

Senza l’apporto dello zar Nicola II (che intanto aveva indebitato la Russia con i Rothschild) oggi la Federal Reserve statunitense non esisterebbe

5. Il ruolo fondamentale della Russia nella creazione della Federal Reserve

È in questo contesto che s’incrociano le strade con la Federal Reserve statunitense. Il contributo dell’Impero russo per la creazione della Federal Reserve ammontava all’88,8% dell’intero capitale autorizzato in oro! Allo stesso tempo, la Russia avrebbe dovuto ricevere annualmente il 4% dei fondi investiti sotto forma di dividendi. Pertanto, senza l’apporto dello zar Nicola II (che intanto aveva indebitato la Russia con i Rothschild) oggi la Federal Reserve statunitense non esisterebbe.

Questo spiega come mai la Russia intervenne militarmente con un ruolo determinante per la vittoria degli Stati confederati del nord nella guerra civile americana come abbiamo ascoltato tempo fa in una diretta di Filippo Chinnici nel canale telegram «La Verità Rende Liberi». Lo zar inviò le proprie truppe in aiuto alle truppe di A. Lincoln sia per tutelare i propri interessi sia perché insieme ad A. Lincoln volevano liberarsi del cappio dei Rothschild che voleva istituire un sistema di Riserva Federale per controllare le economie americana e russa come dice anche lo storico russo Sergey Zhelenkov il quale aggiunge che dietro la creazione della Federal Reserve vi fosse pure la Cina. Questo però è un altro capitolo che, se necessario, affronteremo in un altro articolo.

 

Casualmente, ma non troppo, subito dopo la creazione della Federal Reserve nel 1917, in Russia scoppiò la “rivoluzione” detta «bolscevica» che portò al massacro della famiglia imperiale per ordine del nuovo regime bolscevico voluto e finanziato dai Rockefeller. Ma questa è un’altra lunga storia complessa di cui peraltro ne ha parlato già Filippo Chinnici in un’altra diretta sempre sul canale telegram «La Verità Rende Liberi».

Alla fine della seconda guerra mondiale, la neonata URSS si rifiutò di riconoscere i debiti della Russia zarista e, di conseguenza, gli venne tolto anche ogni diritto agli introiti dei dividendi della FED.

Insomma, per concludere questo articolo introduttivo, la storia come vedete è molto più complessa di quella che ci viene raccontata, ed è semplicistico, per non dire ingenuo, credere che le fazioni in lotta nelle guerre siano sempre totalmente contrapposte, come i guelfi e ghibellini o il banco e il nero, perché spesso le loro storie s’intrecciano come avremo modo di vedere nei prossimi articoli di approfondimento. In realtà più che bianco contro nero, vi sono un’infinità di grigi che s’intrecciano tra loro tra inciuci, complotti e lotte di potere delle élite. Consapevole di ciò, Pablo Neruda scrisse che «Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono».

 

Per gran parte delle informazioni presenti nell’articolo, siamo debitori al volume Last Tsar. The Autocracy, 1894-1900, 4 volumi, del principe Sergey Oldenburg, e alle ricerche di Paul Gilbert ©

 

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