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Pandemia programmata?

Hantavirus nei media, vaccini già in sviluppo, dossier Covid sullo sfondo: coincidenze o copione?

Dodici altri paesi sono stati contattati dall’OMS, in quanto hanno ricevuto passeggeri dalla MV Hondius che sono sbarcati nelle fasi precedenti della crociera. La nave sta ora navigando verso le Isole Canarie con un esperto dell’OMS e due medici. All’arrivo, i passeggeri voleranno nei rispettivi paesi.

Mentre i media rilanciano l’Hantavirus come nuova paura sanitaria, i documenti mostrano un dato che quasi nessuno sta collegando: quel virus era già nel radar pandemico di GAVI sin da maggio 2021, aveva già una filiera vaccinale in sviluppo e compare persino nei dossier post-autorizzazione dei vaccini Covid.

Nella stessa settimana vengono sospinte due narrazioni ad altissimo impatto psicologico: la «rivelazione aliena» e una nuova paura sanitaria. Due fronti capaci di orientare l’immaginario collettivo. Due leve diverse, ma entrambe potentissime: paura cosmica e paura biologica. È una coincidenza, o una forma di preparazione psicologica delle masse?

Perché proprio ora?

Il nome sanitario del momento è Hantavirus. Una nave da crociera, passeggeri malati, morti, titoli allarmanti, servizi televisivi, medici in video, spiegazioni sui sintomi. Le grandi testate hanno acceso i riflettori: che cos’è, come si trasmette, quanto dobbiamo preoccuparci. Il rituale è noto: immagine forte, esperto, rassicurazione condizionata, monitoraggio, paura a rilascio controllato.

Davvero non abbiamo già visto questo copione?

Il virus era già nel radar

Nel 2021 GAVI, l’Alleanza globale per i vaccini, partenariato pubblico-privato finanziato da governi, fondazioni, organismi internazionali e grandi aziende — tra cui The Gates Foundation, Rockefeller Foundation, Google, Mastercard, Salesforce, Shell International, TikTok, Unilever, UPS, Visa Foundation, Procter & Gamble, Cisco e The Coca-Cola Foundationpubblicava il 10 maggio un articolo sull’Hantavirus all’interno della serie dedicata alla «prossima pandemia». Non una fonte marginale, dunque, ma uno degli attori centrali dell’architettura vaccinale globale. Già allora la questione veniva posta in questi termini: l’Hantavirus può avere potenziale pandemico? Il virus oggi presentato al grande pubblico come nuova minaccia, dunque, non nasce oggi. Era già collocato nel perimetro delle ipotesi pandemiche.

Perché dovremmo fingere sorpresa?

Prima arriva la paura o la soluzione?

Il secondo dato è ancora più rilevante. Mentre i media rilanciano la paura, il comparto vaccinale non appare affatto impreparato. Secondo gli appunti e le ricostruzioni disponibili, sarebbero in sviluppo tredici prodotti tra vaccini e terapie genetiche contro l’Hantavirus: sei vaccini a DNA riconducibili all’esercito statunitense; tre vaccini a mRNA collegati a Moderna, Cina e Canada; due vaccini a vettore virale nel Regno Unito e in Canada; un vaccino inattivato già autorizzato in Corea; un vaccino a subunità proteica.

È normale che il pubblico scopra il pericolo quando il portafoglio vaccinale risulta già avviato? È prudenza sanitaria, o architettura emergenziale costruita con largo anticipo? È prevenzione, o sceneggiatura?

Qualcuno obietterà che i laboratori devono prepararsi, che la ricerca vaccinale deve anticipare i rischi, che gli apparati militari studiano i patogeni per ragioni di sicurezza biologica. Tutto vero, sulla carta. Ma dopo il 2020 la teoria non basta più. Ogni nuova paura sanitaria va letta dentro un precedente concreto: emergenza, compressione del dissenso, imposizione mediatica del consenso, medicalizzazione della vita pubblica, criminalizzazione delle domande, soluzione farmaceutica presentata come unica via razionale.

Il dato che nessuno collega

Nei rapporti post-autorizzazione relativi ai vaccini Covid compare anche la voce «Hantavirus pulmonary infection». Una segnalazione di farmacovigilanza non equivale automaticamente a prova di causalità. Ma il dato resta: la stessa condizione oggi rilanciata come nuova paura mediatica era già presente tra gli eventi raccolti nei dossier post-autorizzazione dei vaccini Covid.

Il dettaglio diventa ancora più significativo se si ricorda che quel materiale è entrato nel dibattito pubblico attraverso la documentazione Pfizer/BioNTech resa disponibile dopo richieste di accesso agli atti. Nei circuiti social circola già una lettura più aggressiva: se quella voce compare nei dossier, allora i vaccinati mRNA risulterebbero positivi all’Hantavirus. Questa conclusione, presa alla lettera, eccede ciò che il documento consente di dimostrare. Il punto realmente documentabile è un altro, ed è comunque pesante: il nome «Hantavirus pulmonary infection» era già presente nel perimetro della farmacovigilanza legata ai vaccini Covid.

È un dettaglio tecnico irrilevante? Una semplice coincidenza? Un dato burocratico da ignorare? Oppure è proprio il tipo di elemento che un giornalismo libero dovrebbe mettere sul tavolo?

Tre fatti.

  • Primo: il 10 maggio 2021 GAVI parlava dell’Hantavirus come possibile «prossima pandemia».
  • Secondo: risultano già in sviluppo piattaforme vaccinali e genetiche contro l’Hantavirus.
  • Terzo: la voce «Hantavirus pulmonary infection» compare nei dossier post-autorizzazione dei vaccini Covid.

Presi singolarmente, questi elementi possono essere spiegati. Messi insieme, diventano una domanda politica.

Quanti elementi devono allinearsi prima che una domanda diventi legittima?

Quando i media mainstream fanno ciò che sanno fare meglio — diffondere panico sotto forma di informazione — il cittadino dovrebbe ormai riconoscere il metodo. Non arriva mai tutto insieme. Arriva per gradi: un caso, due titoli, l’esperto, il «monitoraggio», il rischio basso ma non nullo, la necessità di prepararsi, la tecnologia già pronta. Infine, il cittadino, ancora una volta posto davanti alla scelta tra obbedienza e sospetto.

Dobbiamo davvero cascarci ancora?

Dobbiamo permettere che lo stesso schema venga riattivato con un nome diverso, un virus diverso, una nave diversa, ma con la stessa regia comunicativa?

Non serve credere a tutto per capire che qualcosa non torna. Basta ricordare. Basta confrontare le date. Basta leggere i documenti. Basta osservare chi parla, chi guadagna, chi prepara le soluzioni e chi dirige la paura.

Il problema non è l’esistenza dell’Hantavirus. Il problema è che la paura arriva quando la sceneggiatura tecnica sembra già pronta.

La domanda finale non è se l’Hantavirus sarà davvero la prossima pandemia. La domanda è un’altra: perché l’Hantavirus è stato anticipato come rischio pandemico, inserito nella programmazione vaccinale, registrato nei dossier post-Covid e ora rilanciato dai media come nuova paura sanitaria?

Emergenza sanitaria o copione già scritto?

Dopo il 2020, chi non pone domande non è prudente. È addestrato a non vedere.

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