CRAIM: la sorveglianza predittiva che l’Italia non deve sapere
Un progetto italiano di “analisi informativa” che parla la lingua della NATO e del nuovo ordine algoritmico
C’è una macchina che osserva. Non è un algoritmo generico. Non è un server nella Silicon Valley.
È un centro operativo italiano, costruito silenziosamente tra il 2015 e il 2025, che incrocia voci, volti e pensieri.
Lo chiamano CRAIM. Ma dietro la sigla si cela molto di più.
1. Un nome tecnico, un’intenzione politica
Il CRAIM (Centro di Ricerca per l’Analisi delle Informazioni Multimediali) nasce ufficialmente nel 2015 da una collaborazione tra il CNR–ISTI e il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno. Sulla carta si occupa di OSINT (Open Source Intelligence, cioè «intelligence da fonti aperte»), analisi testuale e multimediale per finalità antiterroristiche.
Ma a otto anni dalla sua istituzione, i report di Freedom House, le inchieste di IRPI Media, i documenti tecnici e il silenzio istituzionale lasciano emergere un quadro ben più ampio. CRAIM è una struttura ibrida, al crocevia tra ricerca, intelligence e profilazione predittiva.
2. Volti, voci e previsioni: la profilazione predittiva
CRAIM non si limita a raccogliere dati da fonti aperte. Secondo IRPI Media, analizza contenuti da Facebook, Twitter, YouTube, Instagram, TikTok:
- Effettua riconoscimento facciale (simile al sistema SARI Real Time vietato dal Garante nel 2021);
- Identifica voci (voice fingerprinting);
- Classifica oggetti e persone nei video diffusi online;
- Genera modelli semantici per la valutazione del “rischio sociale”.
I dati multimediali sono indicizzati, analizzati e aggregati in profili biometrici e comportamentali, orientati a prevedere comportamenti futuri. Un’evoluzione del paradigma Minority Report, ma italiana, di cui ho già parlato nel 2023 nel contesto di un altro articolo solo apparentemente dissimile.
3. Il Garante? Ignorato. Il Parlamento? Assente.
Nel 2021 il Garante per la protezione dei dati personali ha vietato l’uso del riconoscimento facciale in tempo reale, ritenendolo una minaccia alla libertà dei cittadini. Tuttavia, CRAIM continua a operare !
Nessuna legge lo disciplina, nessun provvedimento lo limita. Nessun parlamentare ha richiesto un audit.
Secondo IRPI, nemmeno il Garante è stato messo a conoscenza del perimetro completo delle attività di CRAIM. Il centro agisce in uno spazio opaco, protetto dalla definizione «centro di ricerca», ma utilizzato operativamente dalla Polizia Scientifica.
4. Chi c’è dietro? La regia oltreconfine
CRAIM nasce mentre l’Unione Europea lancia progetti come iBorderCtrl, ROXANNE e PRoTECT. I temi sono sempre gli stessi:
- sorveglianza predittiva,
- riconoscimento biometrico,
- intelligenza artificiale per l’analisi dei rischi.
Nel medesimo contesto, l’ Europol Innovation Lab promuove l’adozione dell’Intelligenza Artificiale (IA), biometria e OSINT per la sicurezza interna europea. La Relazione REA (ottobre 2024) include i centri OSINT nazionali come pilastri di questa infrastruttura.
Sebbene CRAIM non sia destinatario di fondi europei diretti, la sua struttura tecnica, i metodi operativi e gli obiettivi strategici risultano perfettamente allineati alla visione NATO–UE.
L’Italia partecipa attivamente a progetti Horizon Europe e a canali di cooperazione tra NATO ed Europol. Pur senza un finanziamento formale da Bruxelles, CRAIM opera secondo gli stessi principi metodologici, con identiche finalità e tecnologie integrate.
5. Qual è il vero obiettivo?
Non è la sicurezza pubblica. È il controllo sociale selettivo, l’anticipazione algoritmica del dissenso, la graduale costruzione di una cittadinanza condizionata. CRAIM non individua chi ha commesso un reato, ma chi rischia — secondo modelli predittivi — di deviare dalla norma comportamentale attesa.
In questo schema, un attivista climatico, un giornalista scomodo o un sindacalista combattivo possono essere classificati come soggetti a rischio attraverso processi di risk profiling, che incrociano dati biometrici, retorica online e frequentazioni sociali. È il paradigma del pre-crimine, dove la colpa non è più un fatto giuridico, ma un output statistico.
Secondo Shoshana Zuboff, il capitalismo della sorveglianza non si limita a raccogliere dati, ma plasma attivamente i comportamenti umani futuri, trasformando la libertà in una variabile manipolabile attraverso algoritmi predittivi. [Zuboff, Shoshana. The Age of Surveillance Capitalism. PublicAffairs, 2019. Estratto e sintesi su The Guardian].
Il vero fine è la costruzione di un ecosistema di prevenzione sociale automatizzata, dove il cittadino non è più soggetto di diritto, ma una variabile predittiva. In tale sistema, la libertà diventa una concessione condizionata da calcoli probabilistici, e ogni comportamento può concorrere a generare un punteggio occulto di pericolosità sociale, simile al social scoring introdotto in altri contesti autoritari come quello cinese.
David Lyon, uno dei massimi teorici della società della sorveglianza, ammonisce che quando la raccolta e l’elaborazione dei dati sostituiscono la deliberazione democratica, il diritto viene subordinato alla previsione computazionale e la giustizia cede il passo alla gestione preventiva dei comportamenti [Lyon, David. Surveillance Studies: An Overview. Polity Press, 2007 (Canadian Journal of Sociology)].
Tutto ciò avviene in un contesto europeo che — almeno formalmente — si è dotato di garanzie. L’AI Act, approvato nel 2024, proibisce l’uso dell’intelligenza artificiale per la sorveglianza biometrica di massa, per il social scoring e per il predictive policing, dichiarando tali pratiche incompatibili con i diritti fondamentali . Tuttavia, i centri OSINT nazionali come CRAIM, operando in zone grigie istituzionali e con linguaggio opaco, continuano ad applicare tecnologie che realizzano de facto ciò che il legislatore europeo ha inteso proibire de iure.
6. Il paradosso della democrazia digitale
CRAIM non è un incidente del sistema. È il sistema!
L’archetipo silenzioso di una governance algoritmica che, sotto l’apparenza democratica, ha già oltrepassato la soglia del tecno-controllo predittivo. In questo modello, la trasparenza è un’illusione ottica, una superficie lucidata per riflettere fiducia; la libertà, una variabile discrezionale gestita da codici inaccessibili.
Non c’è bisogno di censura. Non servono tribunali. È sufficiente un silenzio computazionale, che osserva, archivia, incrocia, classifica — e infine neutralizza. Nessun colpo di Stato, solo un algoritmo che spegne la tua voce senza rumore. L’epoca del carcere è finita: ora si entra in un limbo digitale dove non sei perseguitato, ma reso irrilevante.
La vera domanda non è più «esiste CRAIM?». La domanda autentica è: quanto CRAIM è già entrato nei tuoi dispositivi, nei tuoi comportamenti, nei tuoi pensieri? E cosa accadrà il giorno in cui, per una frase scritta, una marcia pacifica, o un like “fuori asse”, l’intelligenza predittiva deciderà che sei una anomalia sociale?
E allora: chi controllerà l’algoritmo che deciderà di te, senza conoscerti? E soprattutto, chi ne scrive il codice? Politici? Poliziotti? O entità sovranazionali, magari tecnocratiche, che nessuno ha mai eletto?
In questa infrastruttura nascosta si intravede un disegno più ampio: una democrazia senza popolo, una cittadinanza senza sovranità, un ordine che precede la legge. E forse, l’ombra di un potere escatologico che, come una caricatura messianica, pretende di sostituirsi a Dio per scrutare i cuori e i reni (Ap 2:23), non per salvare, ma per sorvegliare. Non per redimere, ma per schiavizzare, anticipare la colpa e programmarne la pena.
Articolo rilasciato per libera ripubblicazione con attribuzione. Chiunque può riprenderlo, integrarlo, approfondirlo. Perché se non sorvegliamo il potere, sarà il potere a sorvegliare noi.
Letture correlate – per approfondire
- Il Deep State | Dinamiche storiche e continuum di potere – Un’indagine sulle origini del potere occulto che opera al di là delle istituzioni visibili. L’articolo mostra come intelligence, logge massoniche e tecnocrazie abbiano intrecciato nel tempo una rete di controllo che oggi trova compimento nei sistemi di sorveglianza digitale come CRAIM. Uno strumento essenziale per comprendere il legame tra le radici iniziatiche del potere e il suo volto algoritmico contemporaneo, in un connubio di esoterismo e nuove tecnologie.
- Dagli alieni all’Anticristo | Transumanesimo, IA, cyborg e nuove liturgie – Un saggio (e-book gratuito) che intreccia tecnologia avanzata, intelligenza artificiale e simbolismo escatologico, delineando i tratti futuri di un potere post-umano. Le implicazioni teologiche del controllo predittivo si legano qui alla figura dell’anticristo, non come individuo, ma come paradigma inscritto nei circuiti del potere algoritmico. Una chiave interpretativa che completa la distopia digitale evocata nell’articolo principale.
- Blackout globali, governance d’emergenza ed euro digitale: prove generali? – Un’analisi della fragilità delle infrastrutture energetiche e digitali, che ipotizza come blackout e crisi “accidentali” possano costituire prove generali di una governance post-democratica. L’introduzione dell’euro digitale e delle tecniche biometriche appare parte integrante della rete di controllo tecno-politico che si serve anche di strumenti come CRAIM.
- La FDA approva Neuralink per la sperimentazione del chip nel cervello dell’uomo – Un approfondimento sulle interfacce cervello-macchina sviluppate da Elon Musk. L’articolo racconta l’approvazione della FDA per i primi test sull’uomo e riflette sull’impatto transumanista di tecnologie che promettono una simbiosi tra mente e macchina. Questi dispositivi neurali rappresentano il passo ulteriore del social scoring predittivo: non solo registrano e mappano il comportamento, ma possono influenzarlo e modularlo, rendendo il controllo algoritmico ancora più pervasivo.
Queste quattro letture compongono un quadro multidimensionale del nuovo potere algoritmico: dalle radici storiche del Deep State ai simbolismi escatologici, dalle crisi infrastrutturali fino alla dimensione neurale del controllo tecno-predittivo.
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