La scienza sa ancora capire o sa solo catalogare?
Antonella De Ninno, la fisica che resiste, contro una ricerca ridotta a numeri, burocrazia e obbedienza.
La fisica Antonella De Ninno, ricercatrice ENEA, torna al centro del dibattito con La descrizione del cavallo. Saggi sulla scienza malata e la fisica che resiste. Non è un libro di semplice divulgazione, ma il bilancio critico di oltre quarant’anni trascorsi tra laboratori, conferenze, apparati accademici e battaglie scientifiche. La domanda di fondo è diretta: la scienza contemporanea cerca ancora di capire la realtà o si limita sempre più spesso a misurarla, classificarla e amministrarla?
La metafora del cavallo, ripresa da Hard Times di Charles Dickens, dice tutto. Viene premiato il bambino che sa ripetere la definizione ordinata del cavallo. Viene zittita la bambina che tra i cavalli è cresciuta davvero, ma non riesce a ridurli a scheda scolastica. Qui passa la frattura tra catalogazione e conoscenza. Dati, formule e procedure sono necessari, ma non bastano se la scienza perde il contatto vivo con il fenomeno.
La critica di De Ninno non è antiscientifica. Nasce, al contrario, da un’idea severa del metodo: misura, controllo, riproducibilità, linguaggio matematico, padronanza sperimentale. Ma questi strumenti sono la grammatica della scienza, non la sua sostanza. La ricerca comincia quando una teoria interroga la natura, formula previsioni, si espone all’esperimento e accetta di cambiare davanti a un risultato inatteso. Quando questo spazio viene occupato da burocrazia, finanziabilità, gerarchie accademiche e conformismo, il sapere diventa gestione.
Da qui il giudizio sull’intelligenza artificiale. Per De Ninno l’IA non è intelligenza naturale, ma protesi: calcola, archivia, confronta dati, simula scenari. Non nasce però dall’esperienza di un organismo dentro un ambiente, non possiede storia, non valuta il contesto come un essere vivente. Il rischio non è che la macchina diventi uomo, ma che l’uomo rinunci al giudizio e deleghi a sistemi automatici decisioni che richiedono responsabilità, prudenza e visione d’insieme.
Nel campo militare il problema si aggrava. Una piattaforma algoritmica può ottimizzare bersagli, tempi e scenari, ma l’ottimizzazione non è intelligenza. Colpire un obiettivo non significa comprenderne l’effetto politico, morale, comunicativo e strategico. La macchina accorcia il tempo della decisione, ma proprio per questo può rendere l’azione più cieca.

Il passaggio più controverso riguarda la fusione fredda. De Ninno ricostruisce il proprio coinvolgimento nelle ricerche ENEA successive all’annuncio di Martin Fleischmann e Stanley Pons, nel 1989. Il suo nome è legato al Rapporto 41, Experimental Evidence of 4He Production in a Cold Fusion Experiment, firmato con Antonio Frattolillo, Antonietta Rizzo, Emilio Del Giudice e Giuliano Preparata. Il documento sosteneva l’osservazione di elio-4 in condizioni sperimentali riconducibili alla fusione fredda: un dato che, se confermato in modo solido e riproducibile, avrebbe implicazioni enormi, perché l’elio-4 è uno dei prodotti attesi in processi nucleari.
La questione resta controversa. La fusione fredda è stata respinta da larga parte della comunità scientifica per problemi di riproducibilità, interpretazione calorimetrica e identificazione dei prodotti di reazione. Ma ridurre tutto a «bufala» è troppo comodo. La domanda seria è un’altra: alcune anomalie sono state davvero comprese oppure sono state espulse troppo presto dal campo della ricerca accettabile?
Una scienza sana non teme l’anomalia: la isola, la controlla, prova a riprodurla, la confuta oppure la integra. Una scienza malata la rimuove, soprattutto quando tocca interessi energetici, industriali o militari. Una tecnologia energetica di piccola scala, se dimostrata e controllabile, colpirebbe uno dei pilastri del potere moderno: la centralizzazione dell’energia. Non occorre immaginare trame onnipotenti; spesso bastano gli incentivi strutturali. Grandi reti, grandi capitali e grandi apparati tendono a difendere se stessi.
Un altro fronte delle ricerche di De Ninno è l’acqua. Dire H₂O è corretto, ma insufficiente. La formula identifica la molecola; non spiega come le molecole si organizzino nel liquido, né chiarisce le anomalie fisiche dell’acqua, il ruolo dei legami a idrogeno, la risposta dielettrica, le proprietà spettroscopiche e il comportamento unico di questo sistema. La domanda è fisica: come stanno insieme le molecole? Perché l’acqua si comporta diversamente da altri liquidi? Perché è così decisiva nella materia vivente?
De Ninno si muove nella linea di Giuliano Preparata ed Emilio Del Giudice, che hanno interpretato l’acqua liquida attraverso l’elettrodinamica quantistica della materia condensata. In questa prospettiva il liquido non sarebbe soltanto un insieme disordinato di molecole, ma un sistema in cui possono coesistere domini coerenti e fase incoerente. Il valore di una teoria simile non sta nel fascino dell’ipotesi, ma nella capacità di spiegare dati, reggere il confronto con le misure e produrre previsioni.
Qui si concentra il punto metodologico. Un modello descrive un comportamento già osservato; una teoria deve collegare fenomeni diversi e prevederne altri. Per De Ninno, la ricerca sull’acqua non può accontentarsi di spiegazioni parziali costruite attorno a singole anomalie. Deve cercare un quadro capace di tenere insieme struttura, dinamica, proprietà fisiche e ruolo biologico. Negli organismi viventi, infatti, l’acqua non è un semplice solvente: è parte dell’architettura funzionale della materia biologica.
Il messaggio più forte del libro non è credere a una teoria alternativa, ma restituire alla scienza il suo mestiere: comprendere. La cattiva scienza non è quella che sbaglia; l’errore fa parte della ricerca. La cattiva scienza è quella che sostituisce il dubbio con l’autorità, il metodo con il consenso, la teoria con il protocollo, la domanda con l’obbedienza.
Per questo La descrizione del cavallo merita attenzione anche fuori dagli ambienti scientifici. In un tempo in cui «lo dice la scienza» viene spesso usato per chiudere la discussione, De Ninno ricorda che la scienza vera non chiude: apre. Non chiede fede, ma verifica. Non pretende sudditanza, ma intelligenza critica. Non recita la definizione del cavallo: prova ancora a guardare il cavallo vivo.
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