“Pregano per le autorità” o sono complici di certa politica imperialista USA?
© Paolo Castellina
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Nota editoriale — Il presente articolo è di Paolo Castellina ed è qui riprodotto con indicazione della fonte originale. La pubblicazione sul blog e la nota redazionale conclusiva sono a cura di Filippo Chinnici.
Le recenti iniziative negli USA come il “National Prayer Breakfast” e “Freedom 250”, pubblicizzate come “cristiani che pregano per la propria nazione” non sono affatto “neutrali” o “apartitiche” come dicono, ma sono profilate politicamente con la destra “evangelica” americana e con il sionismo, come pure finanziate da lobby come la Palantir consacrate all’egemonia globale degli USA e implicate nell’industria degli armamenti. Non a caso anche personaggi del mondo politico e religioso “evangelico” italiano che vi partecipano ed amano farsi fotografare nel loro mezzo, non lascia dubbi con chi sono schierati.
National Prayer Breakfast
(e la Fellowship Foundation / “The Family”)
- Fino al 2023 era gestita principalmente dalla Fellowship Foundation (nota come “The Family”), un gruppo evangelico conservatore fondato negli anni ’30 da Abraham Vereide. È una rete semi-segreta di leader politici, economici e religiosi che promuove un “discepolato” tra élite basato su una visione specifica di Gesù come leader forte, anti-comunista e pro-capitalismo gerarchico. Jeff Sharlet (nel libro The Family e nella serie Netflix) l’ha descritta come uno dei gruppi più influenti nel fondere cristianesimo e potere americano.
- Apartitica? Si dichiara tale e ha avuto partecipanti di entrambi i partiti (ogni presidente dal 1953 ha partecipato). In pratica, però, è sbilanciata verso destra: legami più forti con repubblicani, conservatori e cristiani evangelici. Critiche bipartisan per opacità, lobbying informale e uso come “bazaar di influenza” per dignitari stranieri e lobby.
Connessioni ideologiche
- Messianismo/singolarismo americano (American exceptionalism + Christian Nationalism): Forte. Promuove l’idea di America come nazione “sotto Dio” con un destino provvidenziale. Origini legate all’opposizione al New Deal e al comunismo; enfasi su “Government under God”. Molti critici (storici come Kevin Kruse, gruppi come Americans United for Separation of Church and State) lo vedono come veicolo di Christian Nationalism.
- Sionismo/cristiano-sionismo: Notevoli legami indiretti. Molti evangelici coinvolti supportano Israele per motivi escatologici (profezie bibliche, end-times). Partecipano rabbini e leader israeliani; alleanze con cristiani che vedono il sostegno a Israele come dovere teologico. Non è “sionismo ebraico” puro, ma una variante cristiana comune tra evangelicali.
- Significativa connessione con il potere politico/finanziario. Riunisce presidenti, senatori, CEO, leader esteri. Usato per relazioni informali, viaggi pagati e influenza. Legami storici con ambienti business anti-sindacali. Scandali passati (es. legami con dittatori, Maria Butina/Russia). Oggi resta un punto di incontro per élite.
Recentemente c’è stata una “scissione” formale (nuova fondazione gestita dal Congresso), ma molti vedono cambiamenti solo cosmetici. Rimane criticato come piattaforma per fusione tra politica e religione settaria.
Freedom250
È l’organizzazione (public-private partnership) per le celebrazioni del 250° anniversario dell’indipendenza USA (1776-2026), legata alla White House Task Force 250 sotto l’amministrazione Trump. Si occupa di eventi nazionali, musei mobili, prayer events (“Rededicate 250” con preghiera e lode), restauri storici, ecc. Si dichiara non-partisan, ma è chiaramente allineata con un patriottismo “Make America Great” trumpiano.
- Ideologia: Nazionalismo americano classico, celebrazione dello “spirito americano”, innovazione, eroi storici. Include elementi religiosi (giornate di preghiera), ma più generico “Judeo-Christian heritage” che messianismo profondo. Meno élitario e settario del Prayer Breakfast, più “popolare” e celebrativo.
- Connessioni: Legami ovvi con potere politico (Trump e amministrazione), partnership pubblico-privato con agenzie federali. Non emergono legami specifici forti con sionismo o reti finanziarie occulte come per “The Family”. È più uno strumento di branding nazionale in chiave conservatrice/patriottica.
Per riassumere: Il National Prayer Breakfast: ha radici in una rete evangelica con forte componente di Christian Nationalism, messianismo americano e influenza transnazionale (inclusi legami pro-Israele via cristianesimo evangelico). Nonostante la retorica apartitica, è un nodo di potere tra politica, business e religione conservatrice. Freedom250: Più un’iniziativa patriottica per l’anniversario, con tinture religiose e trumpiane, ma meno “profonda” ideologicamente rispetto al primo. È normale per eventi celebrativi USA enfatizzare l’eccezionalismo americano. Queste iniziative riflettono una tendenza ricorrente nella storia USA: la fusione tra certa fede protestante/evangelica, identità nazionale e potere. Non vi sono “complotti” segreti nel senso cospirazionista, ma si tratta reti di influenza reali e documentate.
Aggiornamento dell’autore
Per chi sottilizza, Freedom250 e Rededicate 250 sono strettamente legate. Rededicate 250 è infatti un evento specifico organizzato da Freedom250, l’entità principale delle celebrazioni per il 250° anniversario dell’indipendenza americana. Freedom250 lo ha ospitato e promosso come una delle sue iniziative centrali: una grande “National Jubilee of Prayer, Praise & Thanksgiving”, tenutasi il 17 maggio 2026 sul National Mall, a Washington D.C., e presentata sul sito freedom250.org come momento di preghiera e lode in vista del compleanno della nazione.
In pratica, Freedom250 è l’organizzazione generale, strutturata come partenariato pubblico-privato per eventi, celebrazioni, musei mobili e iniziative commemorative; Rededicate 250 ne costituisce invece la componente più esplicitamente religiosa e “One Nation Under God”, con preghiera, musica, interventi di leader politici e religiosi e rededicazione nazionale. Non si tratta dunque di due realtà indipendenti: una appartiene all’altra.
Finanziamenti
National Prayer Breakfast (e The Family/Fellowship Foundation): Finanziato principalmente da donazioni private di individui e aziende conservatrici/evangeliche, con scarsa trasparenza storica. Non ci sono grandi finanziamenti pubblici diretti noti. Principali donatori noti:
- Ron Cameron (miliardario del settore pollame, Mountaire Farms): uno dei maggiori sostenitori, ex membro del board della Fellowship Foundation. Il suo CFO ha anche ricoperto ruoli chiave nel budget dell’evento.
salon.com - Franklin Graham e le sue organizzazioni (Samaritan’s Purse e Billy Graham Evangelistic Association): hanno donato direttamente alla Fellowship Foundation secondo i filing IRS.
salon.com - Rete più ampia di donatori evangelici, uomini d’affari conservatori e fondazioni cristiane. I Form 990 della Fellowship mostrano entrate annue di diversi milioni (spesso 7-10M+), quasi interamente da contributi privati (92-98%). Nessun dettaglio pubblico sui singoli donatori oltre ai casi citati, perché è una 501(c)(3) con opacità tipica di questi gruppi.
Dopo il 2023, la National Prayer Breakfast Foundation (nuova entità) è finanziata da contributi privati (100% delle entrate riportate nei primi filing: ~55k-127k nei primi anni). Ha legami residui con la vecchia rete, ma dimensioni più ridotte.
Freedom250: Finanziato da un mix di donazioni private corporate/individuali ad alto valore e alcuni fondi pubblici (tramite National Park Foundation). È strutturato come public-private partnership, con critiche per mancanza di trasparenza e accuse di “pay-to-play” (accesso a Trump in cambio di donazioni).
- Sponsor corporate principali (elencati pubblicamente): ExxonMobil, Mastercard, Deloitte, Palantir, IndyCar, United Airlines, Scotts Miracle-Gro, e altri (Oracle, Lockheed Martin, ecc. in contesti correlati America250). Pacchetti da 500k a 10M+ dollari.
- Donatori alti: Per 1M+ si promette accesso privato a Trump, foto, reception; per 2.5M+ ruoli da speaker a eventi. Coinvolti fundraiser trumpiani come Meredith O’Rourke.
- Alcuni fondi federali deviati o allocati tramite National Park Foundation (critiche da democratici e watchdog per commistione).
In sintesi: Prayer Breakfast/The Family: Rete privata di donatori evangelici/business conservatori (tipo Cameron, Graham network) — tipico di organizzazioni cristiane nazionaliste. Freedom250: Corporazioni grandi (energia, tech, finanza) + megadonatori, in cambio di visibilità e accesso politico. Più orientato al mondo Trump/business che a reti religiose settarie.
Queste dinamiche non sono insolite per iniziative di élite USA (religiose o patriottiche), ma confermano l’aspetto di influenza tra potere economico, politico e ideologico. I dettagli completi sui donatori minori restano opachi per natura.
Nota redazionale di approfondimento
L’intervento appena riportato coglie un nodo reale e tutt’altro che marginale: la saldatura, nella storia religiosa e politica statunitense, fra preghiera pubblica, religione civile, anticomunismo, filosionismo, capitalismo protestante e proiezione imperiale. A tale quadro, già sufficientemente eloquente, occorre tuttavia aggiungere una precisazione genealogica, poiché qui non siamo dinanzi a una semplice questione di denominazioni formali, ma alla ricostruzione di una rete la cui fisionomia precede le sue successive configurazioni istituzionali.
La struttura oggi comunemente associata al National Prayer Breakfast non nasce propriamente come Fellowship Foundation. Le sue radici affondano nei Prayer Breakfast Groups promossi da Abraham Vereide negli anni Trenta, quindi nel National Committee for Christian Leadership e, successivamente, nell’International Christian Leadership. Il dato non è puramente archivistico; è storico-genetico. Prima dell’organizzazione visibile esisteva già una trama relazionale d’élite, intessuta fra uomini d’affari, predicatori influenti, esponenti politici, ambienti imprenditoriali e circuiti transatlantici, entro i quali la preghiera era, ed è, in realtà un linguaggio di coesione, selezione e legittimazione.
In tale costellazione compaiono figure come Walter Douglass — talvolta indicato nelle ricostruzioni come Major J. F. Douglas —, l’industriale C. B. Hedstrom, J. C. Penney, R. G. LeTourneau e Henry H. Ness. Non si tratta di presenze casuali né di pii benefattori isolati. Siamo piuttosto davanti a segmenti riconoscibili del capitalismo protestante americano, nei quali impresa, missione, filantropia, anticomunismo, credito sociale e influenza politica non procedevano come realtà parallele, ma si alimentavano entro il medesimo ecosistema. È in questa zona di contatto che l’evangelismo nordamericano imparò a presentarsi non soltanto come confessione religiosa, ma come grammatica morale dell’ordine americano.
Anche il ritorno, apparentemente marginale, del settore calzaturiero non va liquidato come curiosità biografica. Il ricco imprenditore C. B. Hedstrom operava in quel comparto; Hans Ness, padre di Henry H. Ness, produceva calzature per ambienti aristocratici e reali norvegesi; e, nel dopoguerra italiano, intorno alla creazione della nuova denominazione pentecostale affidata da Ness a uomini di fiducia, ritroviamo figure come Salvatore Anastasio, Alfonso Melluso e Umberto N. Gorietti, anch’essi legati, in forme diverse, al commercio o all’imprenditoria calzaturiera. Considerati isolatamente, questi elementi possono apparire minuti; osservati insieme, delineano relazioni economiche, mobilità sociale, credito, logistica e circuiti fiduciari ben lontani dall’immagine ingenua di un movimento nato spontaneamente dal basso.
A questo punto, il nodo Rockefeller non può essere espunto senza impoverire l’analisi. Henry H. Ness lavorò per la Standard Oil Company, venendo rapidamente promosso direttore di distretto; J. C. Penney, inoltre, figura fra le partecipazioni azionarie dei trust creati da John D. Rockefeller Jr. per i discendenti, con 40.596 azioni, pari allo 0,07% del capitale. Presa in astratto, la percentuale può apparire modesta; collocata però dentro l’universo patrimoniale, fiduciario e strategico della più influente dinastia capitalistica americana del Novecento, essa assume un significato diverso. Nei circuiti oligarchici il potere non si misura soltanto con la quantità aritmetica della quota, ma con la posizione occupata dentro una rete di accessi, protezioni, relazioni e legittimazioni.
Il potere maturo, infatti, non ha bisogno di ordini espliciti. Questa è la caricatura infantile con cui si tenta spesso di screditare ogni analisi strutturale. Il potere realmente efficace seleziona uomini compatibili, costruisce ambienti, finanzia relazioni, orienta linguaggi, apre varchi istituzionali e distribuisce riconoscimento. Per questo parlare di un’area ampiamente riconducibile all’orbita Rockefeller non significa indulgere a una semplificazione cospirazionista, ma leggere una costellazione storica nella quale ricorrono, con impressionante continuità, gli stessi elementi: capitalismo protestante, filantropia, missioni, anticomunismo, diplomazia informale, reti ecclesiali e proiezione geopolitica globale.
A ciò si aggiunge il dato nordico e filosionista. Abraham Vereide era norvegese, come Henry H. Ness, ed entrambi si muovevano in ambienti segnati da una sensibilità filosionista, nel contesto decisivo degli anni che precedono la nascita dello Stato d’Israele nel 1948. Ridurre tale intreccio a semplici «colazioni di preghiera» significa non comprendere la grammatica geopolitica del secondo dopoguerra: anticomunismo, filosionismo, capitalismo protestante, diplomazia religiosa e riorganizzazione dell’evangelismo europeo entro l’orbita atlantica.
È dentro questa cornice che va collocato anche il successivo intervento di Ness in Italia, non come episodio isolato o semplice visita pastorale, ma come proiezione mediterranea di una rete già strutturata altrove. Henry H. Ness ebbe nel 1947 un ruolo decisivo, distinto ma storicamente connesso, nella costituzione delle Assemblee di Dio in Italia insieme a Frank B. Gigliotti, figura a sua volta collocabile nel più ampio scenario dei rapporti fra evangelismo, intelligence, anticomunismo, massoneria, mafia e influenza statunitense nel dopoguerra. La nascita delle Assemblee di Dio in Italia nel 1947, pertanto, non può essere letta ingenuamente come mera maturazione spontanea del pentecostalismo italiano, ma deve essere esaminata anche come episodio inserito in una più vasta trama di soft power evangelico nordamericano.
I due volumi di Jeff Sharlet* hanno avuto il merito di scoperchiare parte del problema, ma certamente non lo hanno esaurito. La profondità della questione non sta soltanto nella presunta segretezza di una rete, ma nella sua capacità di rendere spiritualmente accettabile, moralmente presentabile e teologicamente nobilitato un progetto di egemonia. Si tratta di una rete opaca di soft power evangelico: elitaria, anticomunista, politicamente influente e organicamente inserita nella costruzione religiosa dell’egemonia americana del dopoguerra.
Il punto, dunque, non è negare la legittimità biblica della preghiera per le autorità. Il cristiano prega per i governanti perché la Scrittura lo comanda, ma non perché debba sacralizzare l’impero di turno. La questione sorge quando la preghiera pubblica viene assorbita da un dispositivo simbolico nel quale fede, capitalismo, apparati di intelligence, massoneria, filantropia, sionismo cristiano e strategia imperiale convergono. In quel momento la preghiera viene arruolata. E quando la preghiera viene arruolata, essa cessa di essere invocazione davanti a Dio e diventa grammatica religiosa del potere.
* I volumi di Jeff Sharlet sono: The Family: The Secret Fundamentalism at the Heart of American Power (ed. HarperCollins, New York, 2008) e C Street: The Fundamentalist Threat to American Democracy (ed. Little, Brown and Company, New York 2010).
Per chi desiderasse approfondire allego due miei articoli dai quali è poi possibile accedere ad ulteriori studi correlati:
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