-  -  -  -  - 

Covid e lo scandalo del sistema che ha protetto se stesso

Finanziamenti opachi, ricerca rischiosa, documenti occultati, contratti schermati e dissenso compresso: la crisi di fiducia non nasce da una teoria, ma dai fatti.

Dalle commissioni parlamentari, dalle carte desecretate e dalle indagini giudiziarie non emerge ancora la prova di un unico piano mondiale diretto da una cabina di regia onnipotente. Non ancora perlomeno. Emerge però qualcosa di forse più inquietante: una rete di apparati pubblici, organismi internazionali, interessi farmaceutici e strutture scientifiche che, davanti alla possibilità di proprie responsabilità, ha protetto innanzitutto sé stessa.

Nel giugno 2026, l’Ufficio del direttore dell’Intelligence nazionale statunitense ha accusato Anthony Fauci di avere favorito il finanziamento americano di ricerche pericolose sui coronavirus a Wuhan, influenzato le valutazioni dell’intelligence sull’origine della pandemia e contribuito a marginalizzare l’ipotesi dell’incidente di laboratorio. Sono accuse ufficiali dell’attuale amministrazione statunitense, non ancora sentenze definitive, ma fondate su comunicazioni e documenti desecretati. (Office of the Director of National Intelligence)

Pochi mesi prima, il Dipartimento di Giustizia aveva incriminato David Morens, già consigliere anziano del NIAID, contestandogli cospirazione, distruzione e occultamento di documenti federali relativi alla pandemia. Anche qui vale la presunzione d’innocenza; resta però il fatto politico: chi avrebbe dovuto garantire trasparenza scientifica è accusato di avere eluso deliberatamente i controlli pubblici. (DOJ)

Il rapporto finale della Commissione della Camera statunitense sul Covid ha documentato gravi carenze nella vigilanza sui finanziamenti a EcoHealth Alliance, contraddizioni nelle dichiarazioni di Fauci, pressioni sul dibattito scientifico e decisioni sanitarie presentate come indiscutibili pur poggiando, in alcuni casi, su basi fragili. L’intelligence americana continua formalmente a riconoscere come plausibili sia l’origine naturale sia l’incidente di laboratorio, ma FBI e Dipartimento dell’Energia hanno indicato quest’ultimo come scenario più probabile, con differenti livelli di fiducia. (Commissione per l’Oversight USA)

Il vaccino a mRNA

I vaccini a mRNA erano realmente prodotti geneticamente progettati: la sequenza era modificata e ottimizzata per aumentarne stabilità e capacità di traduzione, mentre le nanoparticelle lipidiche servivano a trasportarla nelle cellule. Questo non equivale però a «guadagno di funzione», espressione che riguarda l’alterazione sperimentale delle proprietà di un organismo o di un agente patogeno, non la normale progettazione di un RNA vaccinale. (TGA)

La comunicazione iniziale fu spesso eccessivamente rassicurante. Studi successivi hanno mostrato che mRNA e antigene vaccinale possono permanere nei linfonodi drenanti per alcune settimane — in determinate rilevazioni fino a circa sessanta giorni — e che la distribuzione biologica non si esaurisce necessariamente nel punto dell’iniezione. Ciò non dimostra, tuttavia, una produzione permanente della proteina Spike. (Nature)

È inoltre accertato che i vaccini a mRNA possono provocare miocardite e pericardite con rischio più elevato nei maschi giovani, soprattutto dopo la seconda dose. Questo rischio avrebbe dovuto essere comunicato con maggiore precisione, distinguendo età, sesso, condizioni cliniche e rapporto individuale tra benefici e pericoli, anziché ricorrere a formule universalistiche. (New England Journal of Medicine)

Nonostante i forti sospetti, pare non esistano ancora prove convincenti che i vaccini abbiano modificato permanentemente il DNA umano, provocato una produzione indefinita della Spike o siano stati progettati per causare deliberatamente danni. L’EMA ribadisce che l’mRNA non entra normalmente nel nucleo cellulare; i controlli indipendenti australiani sui lotti analizzati hanno inoltre trovato residui di DNA plasmidico entro i limiti regolatori. Affermare il contrario come fatto acquisito renderebbe vulnerabile l’intera denuncia, offrendo alle istituzioni il pretesto per eludere le responsabilità realmente documentate. (EMA)

L’atto d’accusa

In assenza di prove apodittiche chiare, non è possibile sostenere che i vaccini fossero un’arma intenzionale contro l’umanità. Tuttavia, è sufficiente osservare ciò che risulta documentato per formulare un’accusa non meno grave già emersa:

la ricerca rischiosa è stata finanziata attraverso passaggi difficili da controllare; alcuni funzionari avrebbero occultato comunicazioni; ipotesi scientificamente plausibili sono state trattate come disinformazione; prodotti autorizzati in emergenza sono stati accompagnati da obblighi, esclusioni lavorative e certificazioni discriminatorie; miliardi di dosi sono stati acquistati mediante contratti solo parzialmente accessibili e con parte dei rischi finanziari trasferita dai produttori agli Stati.

La Corte dei conti europea ha calcolato che, entro novembre 2021, la Commissione aveva sottoscritto contratti per circa 71 miliardi di euro e fino a 4,6 miliardi di dosi. Gli accordi prevedevano forme di indennizzo dei produttori da parte degli Stati membri; gli stessi revisori europei non ricevettero informazioni sulle trattative preliminari relative al maggiore contratto sottoscritto dall’Unione. Nel 2024 il Tribunale dell’UE ha stabilito che la Commissione non aveva garantito un accesso sufficientemente ampio ai contratti; nel 2026 l’Avvocato generale ha chiesto di confermare quella decisione. (Publications Office of the EU)

Il problema non è quindi soltanto che singoli governanti o scienziati possano avere sbagliato. È la struttura degli incentivi: chi finanziava la ricerca partecipava alla valutazione delle sue conseguenze; chi negoziava gli acquisti schermava i contratti; chi definiva la linea sanitaria influenzava anche i criteri con cui il dissenso veniva classificato; chi imponeva le misure era poi chiamato a giudicarne la legittimità.

Non serve immaginare un comando centrale capace di controllare ogni dettaglio. Un sistema può produrre effetti coordinati anche attraverso interessi convergenti, conformismo burocratico, protezione delle carriere e reciproca copertura istituzionale. Il complotto, nel significato giuridico e politico del termine, non è necessariamente onnipotenza: può essere accordo, occultamento e cooperazione finalizzati a sottrarre decisioni e responsabilità al controllo pubblico.

La fiducia non si decreta

Oggi si invocano riconoscimento degli errori, assistenza ai danneggiati e risarcimenti per ricostruire la fiducia nei vaccini e nelle istituzioni. Sono atti necessari, ma insufficienti. La fiducia non si ricrea con una campagna di comunicazione e neppure con qualche ammissione tardiva, se restano intatti gli stessi apparati, le stesse opacità e gli stessi conflitti d’interesse.

Il rischio è che il sistema non punti realmente alla verità, ma all’oblio: attendere che l’indignazione si consumi, che le vittime restino isolate, che le nuove emergenze sostituiscano le precedenti e che la popolazione, stanca e distratta, torni progressivamente ad affidarsi alle stesse autorità.

Se accadesse, la prossima campagna emergenziale potrebbe risultare persino più efficace: non perché le istituzioni abbiano imparato a essere più trasparenti, ma perché avrebbero imparato a gestire meglio il dissenso.

Nessuna istituzione — sanitaria, politica, scientifica o giudiziaria — merita fiducia incondizionata. La fiducia deve essere verificabile, revocabile e subordinata alla trasparenza. Quando lo Stato pretende obbedienza senza consentire controllo, non protegge più il cittadino: protegge sé stesso.

Un appello cordiale ma fermo

Molti autori di libri, canali YouTube, Telegram e profili social attingono regolarmente alle nostre ricerche. Lo si riconosce nei contenuti, nei titoli, persino nel vocabolario. Ci rallegra che il nostro lavoro circoli e ispiri; ma la vera ricchezza della conoscenza si manifesta quando si riconosce la fonte.

Dietro ogni nostro contributo vi sono decenni di ricerche, giornate di studio, fatica e confronto critico. Chiamarli “articoli” è talvolta riduttivo: per profondità e rigore sono veri e propri e-book, offerti gratuitamente, senza altro guadagno se non la soddisfazione di condividere verità e chiarezza.

Per questo il nostro ringraziamento più sincero va a chi, spontaneamente e senza alcuna sollecitazione, ha scelto di contribuire: con il loro gesto hanno reso possibile che il progetto continui a vivere. Non troverete mai richieste di donazioni né link evidenti, perché siamo convinti che chi apprezza davvero sappia trovare da sé la via per contattarci e compiere ciò che riconosce come esigenza morale. 📧 E-mail: laveritarendeliberi7@gmail.com

📢 Seguici su Telegram

Unisciti ai nostri canali per non perdere nulla:

Visited 145 times, 5 visit(s) today

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *