-  - 

Covid: L’audizione che ribalta la narrazione

Ci sono momenti nella storia recente in cui la realtà, filtrata per anni da conferenze stampa, tweet e interviste televisive, si manifesta finalmente nella sua nuda essenzialità.

L’audizione parlamentare del 17 novembre, con il confronto serrato tra Alberto Bagnai e i professori Abrignani e Bassetti, appartiene precisamente a questa categoria.

Nessuna enfasi, nessun sensazionalismo: solo le parole pronunciate, le risposte date, le esitazioni, i chiarimenti, le contraddizioni.

È sufficiente ascoltare il video per capire che qualcosa, nella costruzione narrativa degli anni pandemici, non torna.

Il valore dell’audizione non risiede nell’essere “contro” qualcuno, ma nell’avere messo in scena ciò che il dibattito pubblico ha evitato per anni: il ritorno al metodo, alla precisione, alla logica.

Ed è proprio lì che cede la retorica dei protagonisti più mediatici dell’emergenza.

1. La linea clinica “equilibrata” che non coincide con le dichiarazioni passate

Uno dei passaggi più emblematici è quello in cui Bassetti rivendica la propria intuizione terapeutica:

«Mi chiamavano il dottore Aspirina… Lo abbiamo capito nei primi dieci giorni».

Sembra quasi un lampo di orgoglio clinico.

E tuttavia, pochi istanti dopo, lo stesso professore prende le distanze da chi — negli stessi mesi — proponeva trattamenti analoghi.

Una semplice osservazione di Bagnai fa emergere l’inconciliabilità delle due posizioni:

  • alcuni medici furono radiati per avere agito come Bassetti dichiara di avere fatto;
  • altri, con identiche scelte cliniche, vennero al contrario celebrati come “equilibrati”.

La contraddizione è evidente.

Non serve caricarla retoricamente: si commenta da sé.

2. La “certezza scientifica” di ieri che oggi diventa una supposizione retrospettiva

Il caso della terza dose è esemplare.

Quando Bagnai chiede conto delle previsioni che parlavano di protezione “per cinque o dieci anni”, Abrignani si schermisce:

«Il titolo non l’ho fatto io».

È vero.

Ma non erano i titoli il problema: erano le dichiarazioni che li generavano.

Nell’audizione si scopre che quella sicurezza ostentata nel 2021 era in realtà frutto di deduzioni analogiche, non di dati.

Una supposizione.

Un’ipotesi.

Esattamente ciò che, nella comunicazione pubblica, venne invece spacchettato come “dato”.

Questo scarto tra il grado reale di conoscenza e il modo in cui veniva comunicato è uno dei nodi etici più rilevanti dell’intera pandemia.

L’audizione lo mette a nudo.

3. Autopsie: il punto dove la logica si incrina

Il senatore pone la domanda che per tre anni nessuno riusciva a porre in un’aula istituzionale:

Perché scoraggiare le autopsie, se la trasmissione avviene da persone vive?

Il tentativo di risposta di Bassetti oscilla tra prudenza, ricostruzioni successive e dichiarazioni indirette.

Ed è proprio questa oscillazione a rivelare la fragilità della decisione.

Poi arriva la frase che pesa come un macigno:

«Io le autopsie le avrei fatte».

Una dichiarazione che, da sola, apre un varco enorme:

Se uno dei massimi virologi italiani le “avrebbe fatte”, perché non furono fatte?

È una domanda che non si potrà più eludere.

4. “Morti per Covid” e “morti con Covid”: la proporzione che cambia tutto

Forse il passaggio più dirompente è questo:

«Credo che almeno il 50% dei decessi classificati come morti Covid non fossero direttamente legati all’azione del virus».

È un’affermazione che sposta l’intero asse del dibattito nazionale.

E a pronunciarla non è un critico esterno, ma uno dei protagonisti del discorso sanitario ufficiale.

Il numero — enorme — rimette in discussione anni di narrazioni, modelli statistici, protocolli e misure politiche.

5. Il linguaggio che smaschera la postura: la memoria delle parole

Il senatore Bagnai richiama a Bassetti alcune espressioni pubbliche contro il dissenso scientifico: «cretini», «beoti» e altre etichette sprezzanti.

Il professore tenta di ridimensionare, di contestualizzare.

Ma il problema è un altro:

Chi guida la comunicazione sanitaria non può permettersi di fare appello all’irrisione come strumento dialettico.

In medicina, la forma è sostanza.

La postura è contenuto.

Il linguaggio è politica sanitaria.

E qui la distanza tra comunicazione e prudenza scientifica diventa incolmabile.

Conclusione: ciò che l’audizione ha reso impossibile ignorare

Questa audizione non è un attacco.

Non è un j’accuse.

È semplicemente la realtà che filtra attraverso le parole dei protagonisti.

È il momento in cui:

  • le contraddizioni emergono,
  • le certezze evaporano,
  • le ricostruzioni si frantumano,
  • la logica riprende il suo posto.

La pandemia ha generato opinioni, divisioni, schieramenti.

Ma la storia, quella vera, arriva sempre dopo il rumore — e si ricostruisce così:

ascoltando le parole, mettendole in fila, e lasciando che parlino da sole.

Il 17 novembre non ha svelato tutto.

Ma ha svelato abbastanza da impedire che il passato venga ricoperto, ancora una volta, da una coltre di propaganda.

Questa volta il dibattito è partito davvero.

E non potrà più essere insabbiato.

Un appello cordiale ma fermo

Molti autori di libri, canali YouTube, Telegram e profili social attingono regolarmente alle nostre ricerche. Lo si riconosce nei contenuti, nei titoli, persino nel vocabolario. Ci rallegra che il nostro lavoro circoli e ispiri; ma la vera ricchezza della conoscenza si manifesta quando si riconosce la fonte.

Dietro ogni nostro contributo vi sono decenni di ricerche, giornate di studio, fatica e confronto critico. Chiamarli “articoli” è talvolta riduttivo: per profondità e rigore sono veri e propri e-book, offerti gratuitamente, senza altro guadagno se non la soddisfazione di condividere verità e chiarezza.

Per questo il nostro ringraziamento più sincero va a chi, spontaneamente e senza alcuna sollecitazione, ha scelto di contribuire: con il loro gesto hanno reso possibile che il progetto continui a vivere. Non troverete mai richieste di donazioni né link evidenti, perché siamo convinti che chi apprezza davvero sappia trovare da sé la via per contattarci e compiere ciò che riconosce come esigenza morale. 📧 E-mail: laveritarendeliberi7@gmail.com

📢 Seguici su Telegram

Unisciti ai nostri canali per non perdere nulla:

Visited 1.778 times, 6 visit(s) today

Articoli simili